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Ticino
Licenziata al rientro dalla maternità
Foto Shutterstock
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Redazione
6 anni fa
Il caso di una ragazza che dopo un parto difficile è stata sostituita da una neoassunta. Santoro, pari opportunità: “Sempre più difficile conciliare lavoro e famiglia”

Nonostante la Svizzera rientri tra i paesi con una maggiore flessibilità, esistono ripercussioni sull'attività professionale per le donne che si occupano dei bambini. Stando a un rapporto pubblicato oggi dall'Ufficio federale di statistica, le più frequenti sono la riduzione dell'orario di lavoro e l'interruzione dell'attività professionale. Ma ci sono anche casi in cui le cose sono ben peggiori, come racconta una ragazza ticinese, nella testimonianza raccolta da Radio3i: “Dopo il parto sono rientrata al lavoro convinta di riprendere alla stessa percentuale, invece mi è stata consegnata direttamente la lettera di licenziamento”.

Sostituita da una ragazza senza figli
Questo è successo perché, spiega, “mentre ero in malattia e ho partorito, lo studio aveva assunto un’altra ragazza molto più giovane, senza famiglia né figli. Quindi hanno tenuto lei e io sono stata lasciata a casa. Questo dopo che ho subito un parto difficile e anche il post parto non è stato bellissimo. Quindi il licenziamento è stata una seconda batosta”.

La difficoltà di trovare un lavoro
“Nonostante questo”, spiega la ragazza, “ho cercato un altro posto di lavoro ma ho fatto veramente fatica a trovarlo, a qualsiasi percentuale, perché per tanti datori di lavoro se hai un figlio sei un peso. Quindi ogni volta che facevo un colloquio e dicevo che avevo figli la risposta diventava subito ‘le faremo sapere’ e alla fine era sempre un no”. Difficile anche conciliare le pretese di alcuni datori di lavoro con la maternità: “Alcuni posti avevano orari improponibili, quindi era difficile conciliare il lavoro con mio figlio. È vero che avevo qualcuno che poteva tenermi il bambino ma non mi sembrava neanche giusto non vederlo mai. Dopo lunghe ricerche però sono riuscita a trovare un lavoro con gli orari giusti e a una percentuale che per me va molto bene”.


Rimane forte il modello tradizionale
Che l’orario di lavoro o il posto di lavoro stesso siano intaccati dalla maternità è qualcosa capitato a tante donne. Ma perché questo tende a rimanere un fenomeno per lo più femminile? Radio3i ne ha parlato con Rachele Santoro, delegata per le pari opportunità: “Se guardiamo quali sono i modelli di conciliabilità lavoro-famiglia che adottano le coppie ticinesi, vediamo che dove non ci sono i figli abbiamo circa il 50% delle coppie dove lavorano entrambi i partner. Appena arrivano i figli oltre il 70% delle coppie adotta un modello ‘tradizionale’ o semi-tradizionale, dove l’uomo lavora a tempo pieno e la donna riduce la sua percentuale lavorativa, totalmente o parzialmente”.

Questione di contesto e mentalità
Ma perché questo fenomeno interessa meno gli uomini? “Da un lato questo è dato dal contesto ticinese, legato alle piccole-medie imprese”, spiega Santoro, “spesso si pensa che in queste piccole realtà sia più difficile dare una certa flessibilità per conciliare lavoro e famiglia. D’altro canto c’è un aspetto più legato alla cultura dove la conciliabilità è vista come un fenomeno solo femminile, quindi si pensa che la necessità di ridurre il tempo di lavoro sia solo femminile quando in realtà non è vero perché quando abbiamo una coppia biparentale queste necessità potrebbero e dovrebbero essere anche maschili”.

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