Cerca e trova immobili
Il caso
Licenziamento abusivo alla Posta, "Il Consiglio federale deve tutelare i lavoratori"
© Syndicom
© Syndicom
Redazione
3 anni fa
Syndicom, sindacato dei media e della comunicazione e Unione sindacale svizzera (USS) hanno denunciato un licenziamento riconosciuto dai Tribunali come abusivo da parte della Posta. "

“La mia battaglia è iniziata nel 2016 quando ho chiesto al mio responsabile di organizzare i giri di recapito per poter terminare il lavoro alle 12:30 e andare a prendere la mia bambina all’asilo nido”. Inizia così la lettera della giovane mamma ticinese licenziata dalla Posta nel 2017. Un licenziamento abusivo confermato dai tribunali ticinesi in prima e seconda istanza, che oggi i sindacati Syndicom e USS hanno voluto portare alla luce a Bellinzona. "Lavorando al 60% e iniziando alle 7:00 del mattino potevo tranquillamente svolgere le ore previste dal contratto", continua a spiegare l'ex dipendente del gigante giallo. "A livello organizzativo non vi erano problemi in quanto nel recapito lettere non ci sono orari fissi, ma alla Posta non andava bene perché voleva il massimo della flessibilità. Ho continuato a insistere perché ritenevo questo punto importante non solo per me, ma per tutte le donne".

Le richieste dei sindacati

“Nonostante le clausole atte ad evitare casi simili contenute nel Contratto collettivo della Posta”, specificano i sindacati, “il datore di lavoro non è tenuto a reintegrare la donna. Un esempio -quello presentato oggi a Bellinzona -che conferma la tutela contro il licenziamento in Svizzera”. Da qui le richieste alle autorità federali per tutelare chi lavora sul territorio elvetico. “Abbiamo una legislazione ridotta all’osso, con sanzioni minime che vanno al massimo fino a sei mesi per i licenziamenti abusivi, ma senza alcun effetto riparatore”, ha spiegato a Ticinonews Matteo Antonini, della direzione nazionale di Syndicom. “Questo significa che la persona ha al massimo un’indennità e basta. La vera ingiustizia sta nel fatto che la persona ha perso ingiustamente il proprio posto di lavoro. Serve un regime legislativo migliore, conforme alle convenzioni internazionali che permetta -se la persona lo desidera – di poter rientrare in azienda”, ha precisato.