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Licenziamenti nella vendita: "Più frontalieri che residenti"
Licenziamenti nella vendita: "Più frontalieri che residenti"
Licenziamenti nella vendita: "Più frontalieri che residenti"
Redazione
10 anni fa
Il Consiglio di Stato risponde a Massimiliano Robbiani, il quale era allarmato per i "300 posti persi in un anno"

Il Consiglio di Stato ha risposto all'interrogazione inoltrata lo scorso 4 gennaio dal deputato Massimiliano Robbiani (Lega) che chiedeva lumi sui posti di lavoro persi nella vendita al dettaglio nel 2015.

Robbiani parlava di 300 posti di lavoro persi in un anno e voleva sapere quante tre le persone licenziate fossero residenti in Ticino (vedi articolo suggerito).

Il Governo esordisce spiegando che gli unici dati ufficiali disponibili in merito sono quelli annunciati dalle singole aziende alla Sezione del lavoro, dai quali si evince un totale di 85 licenziamenti. "Ma è possibile che altri licenziamenti siano avvenuti senza annuncio perché inferiori per numero alle soglie previste dalle norme in vigore" precisa il Consiglio di Stato.

Per sapere quanti residenti hanno perso il posto di lavoro, il Consiglio di Stato cita il numero di venditori disoccupati iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC): a fine 2014 erano 639, un anno dopo 642. "Non si constata quindi un aumento significativo della disoccupazione" commenta il Governo. "Se ne può quindi legittimamente dedurre che la maggior parte delle persone che ha perso lavoro sia residente all'estero o che abbia ritrovato impiego."

In merito al possibile effetto sostituzione, il Consiglio di Stato scrive poi che "il rapido incremento di permessi G in un determinato ramo (...) è uno degli indicatori usati dalla Commissione tripartita per definire in quali settori effettuare delle inchieste del mercato del lavoro per verificare l'eventuale presenza di dumping salariale che costituisce il principale indizio di sostituzione di personale residente frontaliero a scopo speculativo."

Ma qui, a giudicare dai dati, non è il caso.

Infine, in merito a casi di licenziamenti collettivi come quelli operati di recente dalla CRAI, il Governo spiega che la Sezione del lavoro non interviene direttamente, ma sostiene la risoluzione dei problemi segnatamente consigliando i partner sociali e favorendo il dialogo tra le parti.

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