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Ticino
LIA: "Potremmo rinunciare a lavorare in Ticino"
LIA: "Potremmo rinunciare a lavorare in Ticino"
LIA: "Potremmo rinunciare a lavorare in Ticino"
Redazione
10 anni fa
Non si placano le ostilità degli artigiani d'Oltralpe. "Immaginate se 26 Cantoni dovessero introdurre una misura simile"

Si torna a parlare della Legge sulle imprese artigianali (LIA). Questa volta ci spostiamo - o meglio, torniamo – Oltralpe, da dove già nel giugno scorso erano piovute durissime critiche alla misura voluta dal direttore del DT Claudio Zali da parte della Camera di commercio della Svizzera centrale e di diversi artigiani urani, geograficamente e lavorativamente vicini al Canton Ticino. La Camera di commercio della Svizzera centrale, ricordiamo, l’aveva definita “discriminatoria per gli artigiani svizzeri che intendono lavorare in Ticino” in una lettera urgente inviata a Berna.

A distanza di diversi mesi le critiche provenienti da Oltregottardo non si sono per nulla placate, anzi. Come riferisce il Tages Anzeiger sono diversi gli artigiani sul piede di guerra. “Sfida ogni logica - ha tuonato Gregor Bless, membro dell’associazione “Wirtschaft Uri” – Immaginate se 26 Cantoni dovessero introdurre una misura simile”. Uri è il Cantone più toccato dalla misura (escluso ovviamente il Ticino) con circa 50 imprese che hanno dovuto iscriversi all’Albo.

A metà novembre era invece toccato al Canton Grigioni esprimere le proprie perplessità sulla LIA, con l’Unione grigionese delle arti e dei mestieri che aveva minacciato l’introduzione di una misura analoga. “Abbiamo deciso di lasciar perdere – ha commentato il presidente Jürg Michel – Non vogliamo certo tornare al Medioevo”.

Particolarmente indigesta Oltralpe è stata la tassa di iscrizione, tanto da spingere le autorità a esonerate le ditte svizzero-tedesche dal pagamento. Ma la polemica non si è placata. A fine dicembre la Commissione federale della concorrenza (COMCO) ha inoltrato un terzo ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), portando a sette il numero di ricorsi pendenti contro la LIA. “Se il TRAM dovesse ritenere la LIA come discriminatoria nei confronti della legge federale sul mercato interno (LMI), spetterà alle autorità ticinesi decidere se restituire eventuali quote di iscrizione già versate”, ha spiegato il responsabile della COMCO per il mercato interno Stefan Renfer.

E l’urano Gregor Bless avverte, facendosi portavoce di molti colleghi: “Se il ricorso verrà respinto, potremmo rinunciare a lavorare in Ticino.”

(nella foto la vignetta del Tages Anzeiger)

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