
Intelligenza artificiale e mondo del lavoro. Due realtà intrecciate e sempre più al centro di analisi che cercano di prevedere gli scenari futuri. Da un recente studio dell'Istituto KOF del Politecnico federale di Zurigo, è emerso che il numero di disoccupati nei mestieri più esposti all’IA, in Svizzera, è aumentato. E questo da quando l'intelligenza artificiale ha preso slancio negli ultimi anni, con l'introduzione di ChatGPT. Una tendenza che non sorprende il presidente di ATED – l’Associazione ticinese evoluzione digitale - Luca Mauriello. ‘’Anche molti studi precedenti a quelli dell’ETH – spiega ai nostri microfoni – dimostrano il risultato. È altrettanto vero che quando spariscono posti di lavoro se ne creano di nuovi’’.
I settori più toccati
Secondo la ricerca – anticipata domenica dalla NZZ – i mestieri più toccati sono quelli di programmatori, correttori di testi, nonché sviluppatori di applicazioni, database, siti web o software. Ma sono solo alcuni, come ricorda Mauriello. ‘’Pensiamo solo ai lavori di segretariato o a quelli commerciali: molti di essi spariranno’’, non nasconde, ricordando come diverse realtà toccate dall’uso della tecnologia stiano correndo ai ripari creando nuove professioni e competenze. ‘’È chiaro: parliamo di qualcosa di nuovo’’, premette il direttore di ATED, secondo il quale, tuttavia, prima di contestare l’IA andrebbe analizzato a fondo il tema. ‘’Conoscendolo possiamo poi decidere se starci lontano, se fa per noi oppure no’’. Insomma: l'andamento del mercato del lavoro è decisamente meno favorevole nei settori fortemente toccati dall'intelligenza artificiale rispetto a quelli meno interessati, come le professioni artigianali. Attualmente ad essere colpite, in termini assoluti, sono alcune migliaia di disoccupati in professioni che fino a poco tempo fa erano considerate al riparo dalla digitalizzazione e dall'automazione.

