
La Lia, come noto, potrebbe avere i giorni contati. E’ notizia di ieri che il Tribunale Cantonale Amministrativo ha accolto due ricorsi inoltrati dalla Comco, decretando di fatto l’incompatibilità della legge rispetto al diritto superiore. Ora spetterà al Consiglio di Stato decidere il da farsi. E in tal senso l’ipotesi più probabile sul piatto potrebbe essere quella della richiesta d’abrogazione da sottoporre al Parlamento. Capitolo chiuso dunque? Piano con gli entusiasmi. A ben guardare infatti un problema di non poco conto, ora, s’impone. Quello dei possibili risarcimenti.
Durante questi mesi di operatività contro l’Albo degli artigiani si sono sollevate alcune decine di ricorsi. Una 50ina, nello specifico, quelli ancora pendenti confermati a Teleticino dal Tribunale Cantonale Amministrativo. Si tratta per lo più di ricorsi inoltrati per diniego d’iscrizione all’albo, o per la sospensione di lavori già avviati. Stiamo parlando di ditte di fatto escluse dall’opportunità di operare sul mercato ticinese, in alcuni casi costrette a pagare le ripercussioni economiche di mancati guadagni e che ora potrebbero esigere la refusione dei danni subiti.
Il problema, in vista dell’abrogazione dell’albo, è oggi più che mai condiviso in seno alla Commissione di Vigilanza Lia, che a microfoni spenti ha fatto intendere chiaramente le proprie preoccupazioni. Teleticino ha quindi cercato di sondare il terreno da un punto di vista giuridico, partendo da una domanda. Ci sono davvero gli estremi per chiedere risarcimenti? Secondo Gianluca Padlina, vice-presidente dell’ordine degli avvocati, gli estremi (pur dovendo valutare caso per caso) ci sono, soprattutto per quelle ditte che hanno un ricorso pendente.
"Le imprese artigianali" spiega Padlina "che hanno pendenti delle procedure ricorsuali potrebbero entrare in linea di conto quali potenziali autori di azione di risarcimento nei confronti dello Stato. Le richieste possono essere le più svariate: dalla restituzione di tasse d'iscrizione eventualmente contestate, al risarcimento per danni in seguito al blocco dei lavori o al divieto di esercitare la professione.
Ma per Padlina l’ipotesi di risarcimenti si potrebbe estendere anche ad alcune sanzioni emanate dalla Commissione di Vigilanza. In particolare a causa di un vizio di forma rilevato a febbraio 2017 dal Tribunale Amministrativo nell’ambito del ricorso di una ditta del luganese.
"Nel febbraio 2017 è venuta alla luce una problematica relativa alla forma nella quale sono state adottate le decisioni sanzionatorie da parte della Commissione di vigilanza Lia. E' emerso che la Commissione aveva scelto la forma della decisione amministrativa quando la forma corretta avrebbe dovuto essere quella del decreto d'accusa, trattandosi di sanzioni di natura penale. A questo punto ci si può chiedere se le multe emanate in precedenza siano o meno da ritenere valide (cosa che aprirebbe la possibilità di richiederne la restituzione anche trascorsi i termini di ricorso)".
Ma - è lecito chiedersi a questo punto - chi dovrebbe sostenere l’onere di un ipotetico risarcimento?
"In ultima analisi" conclude Padlina "atteso che la Commissione ha operato su mandato del Cantone, è il Cantone che sarebbe chiamato a far fronte a eventuali indennizzi".
Maggiori dettagli nel Tg di Teleticino
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