
Il processo a carico dell’ex segretario comunale di Muzzano si è aperto stamane alla Corte delle Assise Correzionali di Lugano, presieduta dalla giudice Agnese Balestra-Bianchi. L’uomo, difeso dal legale Elio Brunetti, era accusato di ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti, ripetuto furto, infrazione aggravata e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. I fatti - ricordiamo - sono avvenuti tra l’ottobre del 1998 e inizio settembre del 2007. Il 32enne ha causato un danno alle casse del Comune di 654 mila franchi, di cui 400 mila spesi a comprare 3,5 chili di cocaina. Un po' consumata, un po' offerta agli amici.Stamane la giudice ha ripercorso il sistema con il quale l’allora 23enne iniziò a rubare: quello degli assegni postali falsificati. L’ex vicesegretario, ricordiamo, si era poi presentato spontaneamente al Ministero pubblico spiegando quanto commesso nel corso di circa 9 anni. Le dichiarazioni dell'imputato“Pensavo fossero 200 o 300 mila franchi - ha raccontato stamane in aula l'imputato - ma in realtà erano molto di più. La notte prima di consegnarmi ho pensato al suicidio. Poi ho capito che non era la soluzione e ho vuotato il sacco, il mattino dopo, con mia madre. Dopodiché mi sono recato in polizia con mio padre”.La richiesta dell'accusaL'accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Andrea Gianini, ha chiesto 30 mesi, senza opporsi alla sospensione, ma con un periodo di prova di quattro anni. La richiesta della difesaL'avvocato difensore Elio Brunetti ha invece chiesto 24 mesi sospesi interamente anziché i 30 mesi sospesi parzialmente chiesti dal procuratore pubblico Gianini.La sentenza: condannaE in serata è arrivata la sentenza. L'ex segretario comunale di Muzzano è stato condannato a 2 anni e 3 mesi, di cui 2 anni sospesi e 3 mesi da espiare. Non tornerà però in carcere, visto che 3 mesi di prigione li ha già espiati preventivamente. La giudice Agnese Balestra-Bianchi ha riconosciuto il sincero pentimento e una lieve scemata responsabilità dovuta all’importante consumo di cocaina. Ma si tratta comunque di una colpa grave, ha sottolineato, soprattutto perché l’accusato ha reiterato nel tempo il suo comportamento, facendo a lungo la bella vita a spese della casse comunali. Alla parte civile è stata riconosciuta la pretesa di un risarcimento di 561 mila franchi.
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