
Gli autogestiti criticano il Municipio e il progetto - da 26,5 milioni di franchi - voluto per rivalorizzare l'intera area. "Sarà l'ennesimo privilegio culturale d'élite», si legge in una lunga presa di posizione inviata alle redazioni (vedi articolo suggerito). Una lettera che a molti, a Palazzo civico, non è piaciuta. "La gente è stufa - ha replicato Borradori - di vedere quell'area tenuta in ostaggio".
Come ricorda il Corriere del Ticino, il Municipio intende trasformare l'area dell'ex Macello (occupata dal 2002 dagli autogestiti), ristrutturando e recuperando lo storico complesso e trasformandolo in uno spazio vivo e aperto. Secondo gli autogestiti il tentativo di cambiare destinazione non ha "nulla di quel popolare (nel senso di voler ridare il Macello alla popolazione) tanto urlato dal Municipio" e spendere 26 milioni per "l'ennesimo privilegio culturale d'élite", con prezzi "non propriamente popolari, alloggi studenteschi da università semiprivata, caffè culturale radikal-chiccoso" sarebbe, secondo i molinari, creare una "pseudofotocopia ufficiale, legalizzata e di haute gamme, di quello che già avviene, settimanalmente e gratuitamente o quasi, negli spazi del Molino".
Una lettera che, come detto, non è piaciuta molto a diversi municipali. "Noi tre mesi fa – spiega il sindaco Marco Borradori al Corriere del Ticino – abbiamo presentato un progetto che riteniamo sia di grande valore. Un progetto che è andato a vedere cosa accade fuori dai nostri confini, analizzando esperienze di successo come Milano, Torino, ma anche Copenhagen e Amsterdam. Io non sono per nulla d'accordo che un progetto del genere non possa venir realizzato solamente perché loro si mettono di traverso. Che lo facciano, ma in modo legale e democratico. La gente è poi un po' stufa di vedere come quell'area tanto pregiata sia tenuta in ostaggio».
Borradori vuole comunque dialogare con gli autogestiti, anche se "non è facile". E non lo è "per la connotazione stessa della loro struttura. Non c'è un interlocutore stabile e c'è sempre la spada di Damocle rappresentata dal fatto che al centro sociale tutto deve essere deciso, all'unanimità, dalla loro assemblea".
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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