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Ticino
“L’Europa può aspettare, noi no”
Foto © CdT/Gabriele Putzu
Foto © CdT/Gabriele Putzu
Filippo Suessli
5 anni fa
Questa l’opinione del presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli sulla decisione di non firmare l’accordo quadro

“Mi pare che il Consiglio federale abbia preso atto che c’è un’opposizione importante interna, sia nel Parlamento che molto probabilmente nel popolo, per cui realisticamente andare avanti con questo Accordo quadro diventa complicato”. È questo il primo commento del presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli alla decisione svizzera di abbandonare i negoziati sull’Accordo quadro. Una presa d’atto, però, sottolinea Bertoli ai microfoni di Teleticino che non risolve la questione: “Rimane naturalmente aperto il problema di che tipo di relazioni avremo con l’Europa, visto che l’Europa può aspettare e lasciare diventare obsoleti i bilaterali, una cosa che succede nel corso di anni non succede in poco tempo. Noi invece abbiamo interesse ad andare un po’ più rapidamente, se loro possono aspettare noi un po’ meno. C’è un elemento di rischio non da poco in questa decisione, le cui conseguenze vedremo nei prossimi mesi o anni”.

“Il nostro benessere dipende anche dal commercio estero”
Per Bertoli, le conseguenze dell’abbandono dei negoziati non saranno immediate, ma potrebbero avere conseguenze sulle condizioni di vita in Svizzera in futuro: “Il nostro benessere dipende in maniera significativa anche dal commercio con l’estero, quindi dalle relazioni con gli altri paesi. Se rimaniamo più isolati, io penso per esempio all’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio, non è possibile con una certificazione Svizzera farla valere direttamente in Europa, ma bisogna andare in un paese europeo a far certificare quello che viene fatto in Svizzera, è possibile che alcune imprese ragionino sulla convenienza a rimanere in Svizzera o andare altrove”, avverte il presidente del governo. “Non succederà ora, ma è un tema che per noi evidentemente è un rischio”.
E ora?
“Noi decidiamo adesso di non fare questo nuovo contratto. Evidentemente però non abbiamo una serie di vantaggi, che sono legati alla partecipazione a un mercato per noi determinante, molto importante e che è elemento del nostro benessere”, spiega Bertoli. Per il consigliere di Stato non resta che guardare al futuro, immaginando una nuova via di negoziazione: “Quindi credo che sia necessario continuare nella riduzione di quelli che sono i punti contrastanti con l’Unione europea. Probabilmente possiamo fare di più con il diritto svizzero per ridurre questi elementi di differenza, per riaprire una nuova trattativa. Sempre che ci sia volontà di farlo”.

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