
Guido Sassi è un fiume in piena, dopo che la polizia l’altra sera è intervenuta all’esterno del suo locale che si affaccia su Piazza Riforma a Lugano. I colleghi di Teleticino lo hanno raggiunto al SassCafé per capire la dinamica dei fatti. “Queste regole sono assurde, la ristorazione è stata massacrata”, tuona Sassi.
Il proprietario del SasCafé prova tanta rabbia per le restrizioni che impediscono al settore di lavorare. “Offriamo il cibo d’asporto e all’esterno abbiamo delle botti di decoro, dei clienti avevano appoggiato il cibo e si sono fermati a mangiare. Ad un certo punto è arrivata la polizia per dirmi che non era permesso fare una cosa del genere”, racconta Sassi che lancia una provocazione: “Allora togliamo tutto, anche le panche così la gente mangia come cavalli in piedi”.
Una regola, questa, non sancita dalla Polizia di Lugano ma dall’ordinanza federale Covid-19 che recita così: “Il gestore deve prevedere misure volta a evitare assembramenti di persone all’ingresso della struttura. È vietato predisporre possibilità di consumare i prodotti in piedi o seduti nelle adiacenze; è permesso soltanto l’acquisto di cibi e bevande”.
La regola è chiara ma quello che fa innervosire Sassi sono le disparità di trattamento. La stessa sera Guido ha ricevuto delle immagini catturate in giro per Lugano, le quali mostrano tanta gente nelle piazze e poche regole rispettate. “O si fa tutti uguali o c’è qualcosa che non va”. La rabbia di Guido Sassi è comprensibilmente alimentata dalla frustrazione da chi ormai da mesi non può fare il suo lavoro. “Stiamo soffrendo, mi viene il magone. Io dovrei essere in pensione e sono qui a lavorare perché la mia attività l’hanno distrutta. Penso anche ai miei colleghi, vi rendete conto di che danno stiamo subendo?”, conclude amareggiato Sassi.
Il servizio di Teleticino
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