
Lo sappiamo: politica spesso e volentieri, fa rima con polemica. Così, neanche il tempo di ventilare il nome di Giovanni Leonardi, il 50enne ex CEO di Alpiq, come settimo membro del consiglio di amministrazione dell’Azienda Elettrica Ticinese che già, alcuni hanno alzato le barricate. Ma cosa c’è dietro questa vicenda? Vediamo di capire un po’ meglio. Dunque: a settembre del 2011, quindi oltre un anno e mezzo fa, nel CdA di AET un seggio in quota leghista rimane vacante. E da allora è tale. La Lega attende, e lo fa perché , da tempo è in polemica con i vertici dell’azienda. Insomma, prima di riempire la casella vuota vorrebbe un deciso cambio di rotta. Tradotto: tutti a casa. O se non proprio tutti, tutti, almeno quel Fausto Leidi presidente del Consiglio in quota PPD che in via Monte Boglia proprio non piace. Se possibile a casa anche il socialista Fabio Pedrina. Lo stallo quindi prosegue fino al gennaio di quest’anno, quando il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, propone al consiglio di stato Leonardi. Un nome sponsorizzato da più personalità, per esempio dal Nano. Come mai in 4 mesi nulla si è mosso? Perché, si dirà, AET è stata incaricata di guidare le operazioni per la cessione della Sopracenerina, società le cui azioni, a maggioranza, sono di Alpiq. L’azienda di cui Leonardi era Ceo, appunto. Possibile conflitto di interessi, dunque. Ma non è tutto. Il nome ha suscitato molte perplessità al consigliere di Stato Manuele Bertoli, che via email avrebbe chiesto al Consiglio di Stato di aspettare. E Bertoli è in ottima compagnia, il nome di Leonardi, si sa, non piace né ai socialisti, né ai verdi: perché sostenitore dell’energia nucleare. Fin qui i fatti. Ma ci sono questioni ancora in sospeso. Come mai Gobbi per la sedia che di diritto spetta alla lega ha proposto Leonardi, un pipidino , che si vocifera, non piaccia neppure a tutti i leghisti? Ecco le risposte possibili. 1: Perché lo considera la persona più competente nel nostro Cantone. 2: Perché, essendo di Bedretto è un leventinese, proprio come il direttore del DI. 3, perché è un’ottima mossa per escludere, finalmente, Fausto Leidi. Uno scambio, per dirla in maniera semplice, una testa pipidina al posto di un'altra.
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