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Sanità
L'EOC torna nelle cifre nere, ma guarda alla politica
Barbara Venneri
10 ore fa
È un 2025 solido quello presentato dall’Ente Ospedaliero Cantonale i cui conti sono tornati in positivo. Una crescita trainata dal settore ambulatoriale che l’EOC continua a considerare una delle chiavi per ridurre i costi sanitari. Ma non sono mancati gli appelli alla politica.

L’EOC ha raggiunto un buon risultato nel 2025. Lo ha premesso, in conferenza stampa, il presidente del consiglio di amministrazione Paolo Sanvido. Ma – a suo avviso – il contesto è complesso e la politica dovrà fare delle scelte importanti. “Prossimamente, arriverà sul tavolo del Gran Consiglio il messaggio per il nuovo capitale in dotazione all’Ente Ospedaliero che stiamo aspettando da cinque anni dopo il Covid”, afferma Sanvido. “La politica sarà chiamata a chinarsi (e speriamo anche in fretta) e a dare una risposta positiva per la nostra azienda”.

I ricavi trainati dall'ambulatoriale

Ad ogni modo, l’Ente Ospedaliero Cantonale è tornato nelle cifre nere dopo la perdita registrata nel 2024. Lo scorso anno si è chiuso in positivo con un utile di 1,2 milioni di franchi. La capo area finanze Doris Giulieri ha presentato ricavi saliti a circa 977 milioni di franchi, in particolare grazie al settore ambulatoriale. Qui c’è stato un incremento “del 4,1%, mentre a livello di ricavi stazionari il numero di pazienti è diminuito”. Un tempo – aggiunge Giulieri – i ricavi ambulatoriale erano un terzo del totale. Ora, invece, “siamo al 40%”.

Una chiave per ridurre i costi

Questo ramo rappresenta anche uno dei modi per ridurre i costi sanitari, a fronte di un aumento dei pazienti. “La degenza costa di più”, spiega il direttore generale Glauco Martinetti. In questo senso, “la Svizzera ha un gap importante da colmare. Oggi il 20% delle operazioni chirurgiche vengono fatte a livello ambulatoriale, mentre in Europa siamo al 50%”. Nei Paesi Scandinavi, la quota sale al 65%. Il nostro paese "deve arrivare a un raddoppio, quindi al 40%".

8 milioni al Cantone

Davanti ai media è stato anche sottolineato quanto l’ente ha riversato al Canton Ticino, ossia 8 milioni di franchi. Paolo Sanvido riconosce il momento di difficoltà, ma avverte che ciò non può diventare “qualcosa di strutturale perché altrimenti questi soldi ci mancheranno a lungo andare”. Ad esempio, negli investimenti e nell’offerta. Infine, viene fatto notare che non sempre il finanziamento è adeguato per certi settori, come i medici in formazione. Questi ultimi costano 33mila franchi all’anno, ma se ne ricevono solo 15mila. Il finanziamento – conclude Sanvido – “deve essere almeno parificato a livello nazionale, quindi parificato”.