Cerca e trova immobili
Ticino
L’energia indigena e pulita è un interesse nazionale
© Zocchetti / Crinari
© Zocchetti / Crinari
Redazione
4 anni fa
La Svizzera deve produrre più energia e lo deve fare con le fonti rinnovabili. È questo l’allarme lanciato dai promotori dell’iniziativa popolare 'ogni chilowattora indigeno e rinnovabile conta'. Serviranno per ancorare alla costituzione l’interesse nazionale della produzione interna.

Quest’anno sembra che abbiamo schivato la pallottola del blackout dovuto alla penuria energetica, ma la produzione di energia da fonti rinnovabili svizzere è un interesse nazionale. Per questo va ancorato nella costituzione federale. È quanto chiedono i promotori dell’iniziativa “Ogni chilowattora domestico e rinnovabile conta!”, presentata ieri mattina a Berna da un variegato comitato che vede anche la partecipazione dell’Associazione svizzera delle piccole centrali idroelettriche. Il desiderio è generare una discussione a livello nazionale e spingere quanto più possibile la produzione di energia in Svizzera riducendo al contempo gli sprechi.

Fra i promotori anche il presidente del CdA di AET

A Berna, tra i promotori, vi era anche il presidente del Consiglio di Amministrazione dell’azienda elettrica ticinese Giovanni Leonardi. “Il focus dell’iniziativa è di aumentare in tempi brevi la produzione indigena, perché solo così, e ne siamo convinti, riusciamo a rafforzare la sicurezza di approvvigionamento elettrica nel nostro Paese”. Per raccogliere le 100mila firme, i promotori avranno ora un anno e mezzo di tempo. Nel frattempo, il Parlamento è già al lavoro su progetti che permettano di aumentare la produzione interna di energia elettrica. Da cosa è dovuta, quindi, un’iniziativa parallela? “Abbiamo constatato che la Commissione degli Stati aveva fatto un passo in avanti e anche coraggioso, mentre dai comunicati stampa provenienti dalla Commissione del Nazionale vediamo che lì si comincia già a limare e tagliare”, ci ha spiegato Leonardi, aggiungendo che proprio ieri “abbiamo capito che la decisione finale non sarà presa durante la prossima sessione e rischia di venir posticipata in estate se non addirittura all’autunno, di conseguenza il rischio di referendum è molto alto”.

Tutela del paesaggio

L’articolo costituzionale proposto prevede che fino al raggiungimento di una certa indipendenza energetica del paese, la costruzione e il rinnovamento degli impianti di produzione avranno la priorità su altri interessi nazionali. Si chiede più libertà di fronte, per esempio, alla tutela del paesaggio? “Chiediamo di rimuovere gli ostacoli che frenano le autorizzazioni”, ci dice sempre Leonardi, “e chiediamo anche di limitare le istanze per i ricorsi che possono poi toccare la costruzione, il rinnovo, le concessioni”. A titolo d’esempio, Leonardi cita il Parco del San Gottardo, la cui costruzione ha implicato un’attesa di quasi 20 anni.