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Vaticano
L'enciclica di Papa Leone: «L'intelligenza artificiale? La Chiesa è l'avvocato dell'umanità»
©MAURIZIO BRAMBATTI
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Redazione
un'ora fa
Con Markus Krienke, professore alla Facoltà di Teologia di Lugano, analizziamo il testo di «Magnifica Humanitas»

Lunedì, a Roma, il Papa ha presentato la sua nuova prima enciclica, «Magnifica Humanitas», che ruota attorno all'intelligenza artificiale. Nel tempo dell'IA, secondo Leone XIV, abbiamo il dovere, urgente, di restare profondamente umani. Un testo atteso, quasi programmatico, con cui il pontefice ha scelto di portare la Chiesa dentro una delle grandi domande del nostro tempo: chi guiderà davvero il futuro, l'uomo o gli algoritmi? Oggi Leone XIV guarda a una nuova rivoluzione globale, rapidissima, quella digitale. E lo fa con parole che suonano come un avvertimento: la tecnica senza coscienza rischia di diventare una nuova forma di potere sull'essere umano. Ed è proprio questo il cuore dell'enciclica. Nel testo il Papa non ha demonizzato la tecnologia, anzi: ha riconosciuto apertamente le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale nella medicina, nella ricerca, nell'educazione. Ma ha avvertito: la tecnologia non è neutrale, il giudizio morale non è riducibile a un calcolo, esso implica coscienza, responsabilità personale. L'enciclica parla apertamente del potere crescente, delle grandi piattaforme digitali e di pochi gruppi economici capaci di orientare informazioni, consumi, opinioni pubbliche e persino i processi democratici. La concentrazione del sapere e dei dati, ha scritto Leone XIV, può trasformarsi in una nuova forma di dominio invisibile. Di qui l'invito a disarmare l'intelligenza artificiale.

Nel documento non mancano ovviamente i riferimenti biblici, quello più evocativo è la torre di Babele. Da una parte, ha detto il Papa, c'è la Babele della confusione digitale, fatta di solitudine, manipolazione e linguaggi che dividono. Dall'altra invece, la città dove Dio e l'umanità abitano insieme, immagine di una tecnologia al servizio delle relazioni e della fraternità. 

Krienke: «La Chiesa come avvocato dell'umanità»

«L'intelligenza artificiale sfida l'umanità» ha spiegato al riguardo Markus Krienke, professore alla Facoltà di Teologia di Lugano. «La Chiesa, specialmente con Papa Leone, diventa l'avvocato dell'umanità. L'abbiamo già visto quando, ad esempio, Papa Leone è andato contro Trump, quando il presidente USA ha minacciato di estinguere la civiltà persiana. Adesso, vede nell'intelligenza artificiale una grande sfida appunto per il valore dell'essere umano. In questo senso, Papa Leone rende la Chiesa un attore geopolitico: non dobbiamo dimenticare che l'intelligenza artificiale è nelle mani di pochi privati, che basano il loro estremo profitto su queste tecnologie e che il Papa indica, in fin dei conti, come quelli sui quali bisogna stare attenti».

«Che cosa fanno le nuove tecnologie con la società?»

Ma il Papa è contro l'intelligenza artificiale o, meglio, è contro l'uso che se ne fa? «Contro assolutamente no, anche per il semplice fatto che questa non è un'enciclica sull'intelligenza artificiale, ma sulle ripercussioni culturali e sociali dell'intelligenza artificiale» ha ribadito il teologo. «In altre parole, il focus è sulla domanda: che cosa fanno le nuove tecnologie con la società, con l'umanità? Altrimenti dovrebbe essere un'enciclica che analizza la tecnologia in sé. Non si può dire che è un'enciclica contro l'intelligenza artificiale, ma se è vero che questa tecnologia da un lato ci dà molte opportunità, dall'altro lato ci sono anche grandi rischi. Quasi mai viene accennato alle opportunità senza subito dire: "Ma attenzione, c'è anche un rischio". E per questo, secondo me, c'è una luce piuttosto scettica sulle nuove tecnologie. Non è pessimistica, però l'aspetto del rischio, l'aspetto di avvertire, l'aspetto di vedere nelle nuove tecnologie una sfida decisiva per l'umanità e non solo un'occasione, mi fa propendere per un leggero sbilanciamento».

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