
Ottantacinque articoli frutto di anni di dibattito e approfondimenti, ma che all’indomani del via libera alla revisione della legge sulla polizia sostenuto da un’ampia maggioranza di centro-destra continuano a far discutere. Forse anche perché lo stesso responsabile politico della polizia, il consigliere di Stato Claudio Zali, qualche riflessione sulle libertà fondamentali ieri in aula l’ha portata, non senza generare caos. Oggi, il presidente della Commissione giustizia e diritti nonché deputato leghista Alessandro Mazzoleni però rassicura: «Non ho percepito sfiducia da parte di Zali. Credo solo che, da giurista, abbia voluto renderci attenti di fronte a una revisione così importante». Specifica ancora Mazzoleni: «Magari un domani potremmo dover correggere il tiro nel caso in cui la giurisprudenza sentenzi possibili abusi relativi a un articolo».
«Non può essere il poliziotto solo a decidere»
Parla invece proprio di «riserve» da parte di Zali il comunicato odierno dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico. Rincara a microfono il già presidente Graziano Pestoni: con la revisione della normativa si è fatto un passo indietro, viene ignorata la prevenzione e si mettono in difficoltà le stesse forze dell’ordine. «Non ci sono garanzie giuridiche e c'è molta meno chiarezza: come si fa a definire una possibile minaccia o chi sono i perturbatori durante una manifestazione?», si chiede, ritenendo necessaria «una supervisione della Magistratura. Non può essere il solo poliziotto a decidere». Tutte criticità sollevate ieri in aula dall’ala sinistra del Parlamento che, tuttavia, Mazzoleni rispedisce al mittente: «Diamo queste possibilità perché siamo convinti che, se si dovesse verificare un abuso, questo verrà corretto da un tribunale. Non si può fare un processo alle intenzioni».
«Nessun sgambetto a Gobbi»
Promette per l'appunto di vigilare sull'applicazione della normativa, l'Associazione per la difesa per il servizio pubblico. Parla invece di passo necessario l’Udc che in un comunicato non le manda a dire a Zali, il cui modus operandi viene definito «irrispettoso». Uno sgambetto, per altro, al collega Norman Gobbi, che la revisione l’ha portata avanti? No, secondo Mazzoleni: «Semplicemente, i due consiglieri di Stato hanno espresso i loro punti di vista in momenti differenti».

