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Legge di Polizia, i dubbi dell'ordine
Legge di Polizia, i dubbi dell'ordine
Legge di Polizia, i dubbi dell'ordine
Redazione
8 anni fa
Gianluca Padlina: "Siamo scettici sul progetto di revisione e riteniamo anche un po' pericoloso questo nuovo strumento"

"L’ordine degli avvocati ho voluto comunicare una certa sorpresa per le proposte contenute nel messaggio, proposte che contengono degli strumenti incisivi dei quali facciamo fatica a vedere la necessità oggigiorno”.

Sono critiche severe quelle sollevate dell’ordine degli avvocati. Dubbi e interrogativi contenuti in questo documento inviato nelle scorse settimane alla commissione della Legislazione. Una lunga presa di posizione sul progetto di revisione della Legge di Polizia, presentato a febbraio dal dipartimento istituzioni.

Sotto la lente dell’ordine, la proposta legislativa di introdurre la custodia di polizia, un provvedimento coercitivo – diverso dall’arresto - che consentirebbe alle forze dell’ordine di fermare persone pericolose, al di fuori di un procedimento penale. Senza entrare nel merito dei costi, della formazione e della logistica, la proposta – secondo l’ordine – solleva qualche dubbio.

Al riguardo, TeleTicino ha intervistato Gianluca Padlina, vicepresidente dell'Ordine degli Avvocati Ticino: "Siamo scettici sulla necessità di questo nuovo strumento e lo riteniamo anche un po' pericoloso nella misura in cui, se la polizia prende in custodia l'ubriaco o la persona che ha abusato di sostanze stupefacenti, deve anche garantire un presidio medico suscettibile di poter intervenire in caso di peggioramento delle condizioni quadro del detenuto preso in custodia. Noi conosciamo l'istituto del ricovero coatto che attualmente funziona, non ci risulta che abbia adito a problemi particolari per cui diremmo che la strada è quella e non di questa nuova custodia di polizia".

Cosa ne sarebbe poi dell’avvocato della prima ora. L’ordine solleva la questione che il messaggio non chiarisce. Ma i dubbi maggiori riguardano l’altra proposta legislativa: quella di dare facoltà alla polizia di eseguire indagini preventive senza passare dal ministero pubblico.

Tanto che, citiamo il rapporto, "l’impressione è quella per cui la maggior parte delle proposte sia stata formulata con l’intento di sganciare l’attività della polizia dal controllo e dalla conduzione del Ministero pubblico", con il risultato pratico che le eventuali prove raccolte non possano essere utilizzate in sede penale".

Ancora Padlina: "Questa è l'essenza stessa di quelle che sono le nostre preoccupazioni. Noi rendiamo attente le autorità sul fatto che cercare di allargare questa zona grigia porta, o può portare, a notevoli problemi. Si possono ipotizzare inchieste di polizia con un notevole impiego di risorse umane ed economiche che poi non sfociano in nulla semplicemente perché non c'è stato un magistrato che ha autorizzato la raccolta delle prove. È pericoloso? Diciamo che apre ad un grande interrogativo sul fatto di cosa succeda. Senza sorveglianza è un'attività che ci piace poco".

Maggiori particolari nel servizio del Tg di TeleTicino in onda dalle 18.45

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