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Ticino
Legge di Polizia, ecco il ricorso
© CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
5 ore fa
La revisione totale della Legge, approvata dal Gran Consiglio il 21 aprile, approda a Losanna – Martino Colombo ha chiesto l’annullamento di una decina di disposizioni e la sospensione dell’entrata in vigore

Era previsto. E così sarà. Il Movimento per il socialismo (MpS) ha inoltrato al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico contro la revisione totale della Legge sulla Polizia approvata il 21 aprile in Gran Consiglio. L'MpS (molto critico in aula nei confronti della nuova norma) aveva sin da subito deciso di valutare tale possibilità. E ha effettivamente deciso di proseguire in questa direzione.

La revisione sostituisce la legge del 1989 ed era stata approvata dal plenum con 59 voti contro 22, dopo un dibattito di quattro ore e mezza e la discussione di 43 emendamenti. Quelli presentati dall’MpS erano stati respinti, spiega Martino Colombo, giurista e consigliere comunale a Bellinzona, e proprio le norme che il Parlamento ha rifiutato di correggere sono ora oggetto del ricorso. In aula anche il consigliere di Stato Claudio Zali aveva espresso perplessità, in particolare sul nuovo capitolo dedicato alla gestione cantonale delle minacce.

Dopo il voto, Colombo aveva spiegato che il movimento avrebbe approfondito «ogni possibilità» per impugnare la legge. Ora quell’analisi si è conclusa con il deposito del ricorso, inoltrato il 9 settembre.

La revisione è destinata a entrare in vigore il 1. gennaio 2027. In via preliminare, l'MpS chiede di sospendere l’entrata in vigore delle disposizioni contestate: senza effetto sospensivo, sostiene, banche dati e strumenti di sorveglianza potrebbero diventare operativi prima della decisione dei giudici.

Il ricorso dell’MpS contesta una decina di disposizioni della nuova Legge sulla polizia, ritenute lesive dei principi di legalità e proporzionalità. Nel mirino soprattutto la gestione preventiva delle minacce e la raccolta di dati sensibili, la sorveglianza di manifestazioni tramite droni e strumenti biometrici, la registrazione delle targhe, lo scambio di dati con l’Ufficio della migrazione e la possibilità di addebitare agli organizzatori i costi di polizia.