
Ieri era la giornata della Terra e, in vista della votazione popolare del 13 giugno, Teleticino ha messo a confronto le opinioni di Fabio Regazzi e Alex Farinelli sul tema, consiglieri nazionali rispettivamente Ppd e Plr. Laddove il primo è contrario alla legge, ritenendo che la Svizzera faccia già abbastanza sul piano della riduzione delle emissioni, il secondo la reputa un passo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico.
L’accusa principale alla legge è che comporterà costi troppo eccessivi per la popolazione, con una media di 97 franchi in più per famiglia ogni anno. Come rispondete?
Farinelli: “Ci si concentra sugli strumenti e si dimentica il loro obiettivo: c’è un problema legato al riscaldamento climatico e penso sia chiaro a tutti che questo problema non si risolverà da solo. Questa legge è uno strumento per affrontarlo: poi è chiaro che qualsiasi soluzione richiede degli sforzi ma ciò non toglie che se vogliamo fare qualcosa dobbiamo impegnarci, altrimenti vuol dire semplicemente non interessarsi a questa problematica?”
Regazzi, davvero lei non si interessa a questa problematica?
Regazzi: “Magari costasse solo 97 franchi. In realtà costerà molto di più per buona parte dei cittadini, soprattutto per chi abita nelle zone periferiche come molti cittadini ticinesi, o per chi ha un riscaldamento tradizionale. Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi, che condivido: la Svizzera sta già facendo molto per contribuire alla riduzione delle emissioni di Co2. Non dimentichiamoci però che in un anno noi emettiamo lo 0,1% delle emissioni di Co2 a livello mondiale: quello che la Cina produce in mezza giornata. Servono delle maniere ragionevoli di continuare con il nostro percorso virtuoso che in 20 anni ci ha già portati a ridurre del 25% le emissioni di Co2, nonostante l’aumento del Pil”.
La legge è dunque una goccia nell’oceano?
Farinelli: “Potremmo applicare questo ragionamento a tanti campi: è chiaro che ogni singola azione non è quella determinante per il cambiamento, ma in una battaglia globale o tutti remano nella stessa direzione o non si va da nessuna parte. La Svizzera non è la prima della classe come vogliono farci credere, ci sono paesi con obiettivi ben più ambiziosi: oggi ci siamo dati l’obiettivo di ridurre del 37% le emissioni entro il 2030 (se non passerà questa legge), mentre ci sono paesi coma la Scozia e Gran Bretagna che si sono dati l’obiettivo di ridurle del 70-75%. L’Unione Europea stessa ha fissato quest’obiettivo a -40% e vuole portarlo a -55%. La Svizzera con questa legge può però diventare prima della classe promuovendo tecnologia svizzera che potrà essere esportata all’estero per aiutare questo problema. Se questa legge fosse così dannosa come dice Regazzi Economiesuisse non si sarebbe schierata a favore e anche l’USAM, presieduta dallo stesso Regazzi, non avrebbe detto di non esprimersi. Se fosse dannosa si sarebbe schierata contro”.
È vero che questi soldi in effetti non spariranno nel nulla, ma verranno reinvestiti in diversi settori...
Regazzi: “Contrariamente a quanto dice Farinelli la Svizzera rema e lo fa già adesso senza questa legge, tanto è vero che abbiamo raggiunto gli obiettivi di Kyoto 1, Kyoto 2, e siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di Parigi. La Svizzera continua a fare e farà perché è nel nostro DNA. Sul resto: l’economia vede delle opportunità e cerca di sfruttarle, grazie ai fondi che verranno messi a disposizione di diversi ambiti. Ma questi soldi non arrivano dal nulla: vengono prelevate dai cittadini e dalle piccole medie imprese. Avevo paragonato questa legge allo Stato che fa il Robin Hood ma devo correggermi: questa legge va a portar via soprattutto al ceto medio e a chi già fa fatica, per essere messi in un fondo che sarà un ‘mostro’ burocratico da gestire, con oltre un miliardo di franchi all’anno da distribuire. Qualcuno evidentemente ne avrà dei benefici ma il progresso tecnologico, anche in campo ambientale, non avviene quando si impoverisce l’economia ma grazie allo sviluppo tecnologico in cui da sempre primeggiamo. Infine, l’USAM nel suo organo decisionale aveva deciso di bocciare questa legge ma visto che il risultato era tirato c’è stata una richiesta di dare la libertà ai membri”.
Farinelli: “Qui si continua a dire che la Svizzera fa abbastanza: la realtà non è questa, la realtà è che abbiamo visto che dove si sono messe delle regole, come ad esempio nell’industria dove c’è già una legge sul Co2, le emissioni si sono ridotte. Laddove non si sono messe, come nell’aviazione, le emissioni hanno continuato ad aumentare. Abbiamo bisogno dunque di una legge che disincentivi i comportamenti dannosi e incentivi quelli virtuosi, dando prospettive chiare di quello che si deve fare, anche alle aziende”.
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