
La più grande sfida che attende l’economia ticinese è probabilmente di natura demografica. Il nostro cantone è la regione con la popolazione più anziana della Svizzera, al secondo posto per numero di persone nella quarta età. La bilancia fra nuovi nati e decessi dal 2012 è negativa e solo dal 2021 la popolazione è tornata leggermente a crescere grazie a un saldo migratorio positivo. E rispetto alla situazione svizzera, già oggi alle nostre latitudini si assiste ai primi effetti del pensionamento dei baby boomers. “Il Ticino è in anticipo rispetto al resto del paese e mostra già un saldo negativo tra le uscite sul mercato del lavoro causa pensionamento e l’entrata di nuovi giovani forza lavoro tra i 20 e i 25 anni”, spiega ai microfoni di Ticinonews Sara Carnazzi Weber, responsabile Policy & Thematic Economics di Credit Suisse. “Si sta quindi aprendo un deficit sul mercato del lavoro che nei prossimi anni andrà ad ampliarsi sempre di più”.
I giovani che lasciano il cantone
A questa tendenza si aggiunge una fuga di cervelli in atto dal 2011: giovani fra i 20 e i 39 anni che lasciano il Ticino per dirigersi Oltralpe, il più delle volte a Zurigo. L’economia cantonale ha ovviato al problema reclutando personale con formazione elevata all’estero. Si torna, in definitiva, alla migrazione come paracadute. Ma su quali carte può contare il Cantone per attrarre questi profili? “Vediamo uno spostamento dell’attività economica verso settori a più forte creazione di valore, una marcata differenziazione dell’economia ticinese che ha permesso anche di uscire da questo periodo di crisi ed è, a nostro avviso, una buona prospettiva per il futuro”, precisa Carnazzi Weber. Nel momento in cui si creeranno attività economiche e posti di lavoro “avremo anche un miglior sviluppo a livello demografico in quanto l’immigrazione, fortemente legata all’andamento economico, è anche in Ticino il fattore principale della crescita demografica”.
Pronti alle sfide future
Fra i settori che creano un elevato valore aggiunto ci sono la farmaceutica, le scienze della vita, le attività legate all’informazione e comunicazione e alla tecnologia blockchain. Quanti ai rami più classici dell’economia ticinese, l’edilizia ha una percentuale di addetti superiore alla media nazionale, mentre il turismo ha saputo intercettare la domanda confederata nella ripresa post-pandemica. In ambito turistico lo studio di Credit Suisse mette in risalto anche la forte progressione delle residenze affittate sul portale Airbnb, che vedono la nostra regione al quarto posto nel numero di alloggi, cifra superiore anche al canton Zurigo. Insomma la morfologia dell’economia ticinese, molto variegata al suo interno, ha permesso di superare fasi difficili. “Abbiamo avuto delle evoluzioni che hanno messo l’economia ticinese nella situazione migliore per poter sopportare i prossimi mesi di crisi e anche, speriamo non sia il caso, l’eventuale protrarsi di questa fase di debolezza economica”, conclude Carnazzi Weber.

