
Alcune settimane fa la Società impresari costruttori (SSIC) ha lanciato un grido dall’allarme di fronte alla contrazione del numero di appalti pubblici nelle prime settimane del 2023: la media finora è quasi la metà rispetto al periodo pre-pandemico. Uno scenario che preoccupa anche altre associazioni economiche, che oggi hanno chiesto a gran voce che l’ente pubblico non riduca, ma anzi aumenti il volume degli investimenti pubblici. Ad avanzare le richieste, oltre alla SSIC, anche i presidenti di importanti associazioni economiche come la Camera di commercio (Cc-Ti), l'Unione Associazioni dell'Edilizia (UAE) e l'Associazione interprofessionale di controllo (AIC).
Il freno alla spesa
A spaventare i vari settori economici anche la possibilità che il freno alla spesa, che necessariamente dovrà essere operato dalla nuova legislatura, si traduca in un freno agli investimenti. “Il decreto mirava al pareggio della spesa entro il 2025”, ricorda il presidente della camera di commercio Andrea Gehri. “Se ora questo significa frenare anche gli investimenti non possiamo trovarci d'accordo. Da qui il lancio e il grido di aiuto che poniamo ufficialmente alla politica: non impattate negativamente sugli investimenti, ma fatelo sulle spese".
Cosa ci sarebbe da fare
La richiesta di lavoro dall’ente pubblico non riguarda necessariamente opere faraoniche. Ci sarebbe parecchio da fare già sull’attuale parco immobiliare, ricorda il presidente della SSIC Mauro Galli: “C'è un grande parco immobiliare pubblico, di proprietà dei comuni e del Cantone, che necessita d'interventi di risanamento, di miglioria, d'ampliamento e di ristrutturazione. Ma vediamo che questi lavori vanno molto a rilento e fanno fatica ad arrivare alla fase finale”.
Un importante cantiere alle porte
Non c’è solo una legislatura alle porte. In novembre partirà il cantiere di un’opera che si vede raramente alle nostre latitudini: il complesso industriale delle nuove officine FFS a Castione. Un treno su cui anche le imprese ticinesi vogliono salire. “Le FFS sono una SA parastatale, per cui il Ticino ha già messo a disposizione tutta una serie di prestazioni. In queste prestazioni dovrebbero essere aggiunte le attività del settore artigianale ed edile”, spiega il presidente dell’UAE Piergiorgio Rossi. “Penso che un progetto del genere richieda oggettivamente delle ricadute sul nostro territorio”. Ricadute e rispetto delle condizioni contrattuali e dei requisiti di professionalità, ha aggiunto Renzo Ambrosetti, presidente dell’AIC: “Abbiamo già avuto in passato delle esperienze disastrose, penso per esempio al Ceneri, che non devono più ripetersi, specialmente quando il committente è l'ente pubblico. Le FFS prendono i soldi per i loro lavori dai cittadini e gli stessi cittadini hanno versato tra Cantone e città di Bellinzona 120 milioni per quest'opera”.
L’impegno della Deputazione ticinese
Sulla scorta delle esperienze passate (vedi ad esempio la scelta del travertino romano per la stazione di Bellinzona), questa grande opera è guardata con uno sguardo ambivalente, un’enorme opportunità per tutta l’economia, accompagnata dal rischio di restarne fuori. Da qui la promessa fatta da Fabio Regazzi in conferenza stampa: la deputazione ticinese s’impegnerà affinché da questo progetto il Canton tragga il maggior beneficio. “È un appalto di una portata molto importante che non succede da decenni”, sottolinea il consigliere nazionale del Centro. “I tempi sono ristretti ed il rischio è che le aziende ticinesi siano penalizzate da questo punto di vista. È proprio qui che dovremo intervenire per assicurare un equo trattamento in modo da avere le stesse opportunità di aziende del resto della Svizzera o dell'estero”.

