
Ogni giorno le strade da Milano a Lugano vengono percorse da migliaia di frontalieri, che si recano in Ticino per lavorare onestamente. Ma tra di loro ci sono anche spacciatori marocchini che presidiano diverse strade delle valli che uniscono il Varesotto con il Ticino e che sono diventate terminale di vendita al dettagli di droga. A raccontare l'inquietante scenario Varesenews, che parla delle valli di confine come un vero e proprio "outlet della droga, con tanti "negozi" diversi che fanno capo alla stessa filiera rifornita da Milano".
Un commercio che viene anche favorito dalla presenza di fabbriche, uffici finanziari e "gli stipendi da frontalieri che garantiscono a tanti clienti di poter comprare coca ed eroina in quantità dai venditori al dettaglio marocchini". Clienti tuttavia non solo italiani, ma anche ticinesi. Clienti che però rischiano grosso, specialmente quando non sono in grado di pagare i debiti, tanto che i carabinieri che hanno arrestato un boss dello spaccio hanno registrato diversi episodi di pestaggi e hanno ritrovato pure diverse armi nelle postazioni di spaccio, a ridosso dei boschi: tra queste, addirittura una katana.
Come riporta il portale di Varese, la rete dello spaccio è diffuso su un territorio ampio: nel “ventaglio” di valli che si aprono tra Lago Maggiore e Ceresio, i carabinieri hanno contato diciannove postazioni di spaccio, dalla cascata della Froda a Castelveccana, a Biviglione, da Montegrino Valtravaglia a Brusimpiano sul lago di Lugano, passando per Castel Cabiaglio, Brinzio, il belvedere di Ardena.
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