
L’anno meteorologico eccezionale continua a presentare il conto. Le sorgenti di Faido sono ai minimi storici e prima delle vacanze il comune ha invitato la popolazione a un utilizzo parsimonioso dell’acqua potabile. Per il momento non vi è nessun allarme, ma in alcune fonti montane la situazione è delicata. “Tutte le sorgenti sono al di sotto di quello che era il livello minimo misurato”, spiega a Ticinonews il direttore della cooperativa elettrica di Faido Patrizio Rosselli. “A febbraio 2006 abbiamo registrato i minimi storici e oggi siamo più in basso di quella soglia del 10-15%”. Per certe zone, ad esempio i monti di Cavagnago e Sobrio, la situazione può essere critica. “Al momento abbiamo ancora acqua, ma con l’avvento delle vacanze e l’arrivo di persone che la utilizzeranno potremmo avere dei problemi”. Da qui “il preavviso di moderare l’utilizzo dell’acqua”.
Un problema precedente all’estate
Come detto, questo anno di temperature e soleggiamento eccezionale continua a pesare. Una situazione iniziata ben prima dell’estate. “A pesare maggiormente è stato l’inverno senza neve”, commenta Rosselli. “Durante la primavera la neve che si scioglie ‘carica’ le sorgenti e questo non è avvenuto. A ciò si somma la mancanza di piogge estive. Vivevamo di rendita”. Ora “aspettiamo le precipitazioni nevose per caricare le sorgenti per l’anno prossimo”. In questo momento però “non vi è un apporto sufficiente di acqua”.
Il caldo “in aiuto”
Un aiuto al deficit idrico potrebbe però arrivare proprio dall’attuale caldo anomalo .“Sicuramente: la neve che è caduta in montagna si sta già in parte sciogliendo e sta aiutando le sorgenti. Nel corto termine è un bene, ma secondo me avremo un problema a medio-lungo termine, quindi durante l’estate e verso il prossimo inverno”, precisa Rosselli.
Esiste già un piano B
La scarsità di acqua si è tradotta anche in una minore produzione della piccola centrale elettrica gestita dalla cooperativa elettrica di Faido, che nel 2022 ha viaggiato praticamente a metà servizio. Un problema minore rispetto all’acqua potabile, per cui comunque è previsto un piano B, per evitare che le frazioni montane, oggi popolate soprattutto dai vacanzieri, rimangano a secco. “In inverno si consuma molta meno acqua. Quello che a noi poteva far paura è l’abitudine che spesso si ha nelle case di vacanza di far scorrere l’acqua per evitare il gelo. Questo al momento potrebbe tagliarci un po’ le gambe e svuotare i bacini”. In ogni caso “sono fiducioso, perché monitoriamo la situazione e per quelle 2-3 aree critiche abbiamo già un piano B, ovvero tirare dei tubi con altre sorgenti”. Trovare delle soluzioni non è sempre facile “ma immagino che in altre zone stiano peggio”, conclude Rosselli.

