
“Una pianificazione accurata avrebbe dovuto tener conto in larga misura di queste spese”. Scriveva così il veterinario cantonale alla fine di maggio dello scorso anno. Rispondeva alla lettera che il Macello cantonale aveva inviato al DFE; una lettera dove il consiglio d’amministrazione della MATI spiegava il perché dello sforamento del preventivo e della difficile situazione in cui versava l’azienda. Maggio 2011, un anno prima che il CdA alzasse bandiera bianca e depositasse i bilanci. Una serie di cifre e spiegazioni smontate una per una dal veterinario cantonale. Qualche esempio: i 57 mila franchi spesi per due celle frigorifere, che poi, scrivono da Cresciano, servono solo 3, 4 mesi l’anno? Erano previste nel progetto, risponde il vetErinario cantonale. Non solo: sono state realizzate in ritardo e dopo molte sollecitazioni. E poi, continua Tullio Vanzetti, senza, l’odore nello stabile sarebbe stato nauseabondo. Ma possiamo continuare. Il rivestimento in resina di 103 mila franchi dello scantinato? Sono uno standard per tutti i macelli. Ma la lista è lunga. Quello che emerge dai documenti, come viene sottolineato da Vanzetti, è che la maggior parte delle spese potevano essere previste. Una situazione all’amministrazione nota dunque da diversi mesi, forse addirittura un anno e mezzo. Eppure, che il Macello di Cresciano navigasse in acque tanto cattive è diventato di dominio pubblico solo al momento della cessazione dell’attività. Non ne era informata neppure la Commissione della Gestione, che per quel progetto aveva presentato la richiesta di credito del DFE al Gran Consiglio. 1 milione e mezzo a fondo perso, quasi un milione di prestito LIM. Non lo sapeva neppure la commissione di controllo del mandato pubblico di Banca Stato, che quando a ottobre del 2011, 5 mesi dopo la lettera della MATI al DFE, aveva chiesto al CdA della banca se fosse vero che il macello avesse abbondantemente superato il preventivo, aveva risposto, macché, tutto normale. La Banca che ha erogato milioni al Macello dunque non lo sapeva? Oppure non lo ha voluto dire? E ora i commissari si chiedono se concedere crediti ben oltre le cifre di preventivo sia la prassi.
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