
“Saremmo dovuti partire alle 11.55 (le 10.55 in Svizzera, ndr.) di oggi da Tel Aviv con Easy Jet, ma stamattina è uscita la notizia che il sindacato degli aeroportuali avrebbe scioperato. In realtà non ci ha informato nessuno, lo abbiamo appreso dal web. Dalle 10 hanno iniziato a cancellare voli”. Così il ticinese Marco D’Erchie, in Israele per trascorrere una settimana di vacanza, racconta ai microfoni di Ticinonews la sua disavventura dovuta ai tanti voli cancellati per la protesta popolare in corso nel Paese contro la riforma giudiziaria voluta dal governo Netanyahu. Protesta innescata, come è noto, dal licenziamento del ministro della difesa Yoav Gallant.
Disagi per i passeggeri
Gli scioperi hanno causato disagi a molti passeggeri. "L’aeroporto era pieno di gente in attesa di partire”, prosegue D’Erchie. Il clima all’interno della struttura “è sempre stato abbastanza tranquillo, nonostante le tante persone ammassate un po’ ovunque: bambini, anziani, famiglie”. Dopo le 13 locali, la situazione ha fortunatamente iniziato a sbloccarsi. “Tra le 13.30 e le 14.30 hanno fatto ripartire tre voli. Il nostro è stato chiamato. Verosimilmente dovremmo poter partire”.
Una settimana di tensioni
Nella settimana trascorsa da D’Erchie in Israele le proteste “sono continuate tutti i giorni, escluso lo Shabbat, la festa del riposo che si celebra ogni sabato”. Ieri sera, in particolare, “le manifestazioni si sono fatte più intense”. Ricordiamo che anche numerosi centri commerciali sono stati chiusi, mentre sono state segnalate agitazioni fra i dipendenti del ministero della giustizia. Secondo i media è possibile anche una chiusura delle filiali delle banche. I trasporti pubblici, invece, sono stati autorizzati a continuare a fornire i loro servizi.

