
La sezione bellinzonese di UNIA e il presidente regionale del sindacato rompono il silenzio sull’estromissione di Gianni Frizzo dal comitato sezionale. Dicono che la votazione non è stata manovrata dai vertici; il problema sarebbe invece che Frizzo, nel periodo in cui ha presieduto la sezione bellinzonese di UNIA, non è stato all’altezza del suo compito; inoltre, il fatto che ha avuto presa sui lavoratori delle Officine, non significa che riesca a riscuotere lo stesso successo tra i lavoratori degli altri settori del sindacato. Perché, dicono, in fondo le Officine, sì, sono importanti, ma a livello numerico rappresentano solo una piccola parte del sindacato. Ecco in estrema sintesi il pensiero di Mario Bertana, presidente ticinese di UNIA e Giovanni Cimino, presidente della sezione di Bellinzona, che a questo punto non escludono di convocare una tavola rotonda per aggiustare i rapporti tra le parti. Insomma, nessuna manovra dei vertici per arginare le persone ritenute scomode. Ma nessuno dei presenti alla conferenza è stato in grado di spiegare chi ha pensato, stampato e distribuito prima del voto i famosi biglietti che indicavano ai votanti di non rieleggere Gianni Frizzo. Nessuno lo sa. Come nessuno ha saputo spiegare chi erano gli scrutatori, chi ha partecipato allo scrutinio, dove sono attualmente le schede di voto; domande che proprio oggi il comitato di sciopero delle Officine rivolge ai vertici di UNIA. Poi si dicono intenzionati a ricucire lo strappo. Ed esprimono contentezza per il fatto che, dopo le dimissioni di due membri, dovrebbe essere proprio Gianni Frizzo a subentrare all’interno del comitato. Frizzo, da noi contattato, si dice lusingato della loro contentezza, ma pensa che dovranno rendersi conto che un suo ritorno in comitato è impossibile per un fatto di dignità, soprattutto - citiamo - per rispetto dei lavoratori che sono stati manipolati dai famosi consigli di voto. “Rispondano dapprima alle nostre domande e poi si vedrà”, conclude Frizzo. [email protected]
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