
Chiudere gli Stabilimenti industriali di Bellinzona (SI-Bel) e trasferire le attività produttive oltre Gottardo e nel settore privato “non è giustificabile neanche sotto il profilo strettamente aziendale e sotto quello strategico, in un momento storico in cui la mobilità sostenibile di merci e persone mostra crescenti potenzialità di sviluppo”. È questa la principale conclusione dello studio commissionato dal Consiglio di Stato alla SUPSI - dopo lo sciopero di due anni fa - e presentato nel primo pomeriggio a Bellinzona, nella sala del Gran Consiglio. Presenti il direttore del Dipartimento del Territorio Marco Borradori, la direttrice del Dipartimento delle finanze e dell’economia Laura Sadis, il direttore della SUPSI Franco Gervasoni, e il direttore dell’Istituto sostenibilità applicata all'ambiente costruito della SUPSI Roman Rudel. Nei banchi del Gran Consiglio, oltre ai giornalisti, c'erano pure diversi rappresentanti dei lavoratori delle Officine, tra cui il leader Gianni Frizzo e Matteo Pronzini.Gli stabilimenti industriali, secondo lo studio, sono una “realtà economica solida e con buone potenzialità di sviluppo grazie ad una cifra d’affari in crescita e a dei costi del personale stabili ed in linea con i maggiori concorrenti”. Ma non solo. Gli stabilimenti risultano essere competitivi, assicurando posti di “lavoro fondamentali per un’intera regione e creano un rapporto sinergico e virtuoso con il sistema formativo e il settore della ricerca e sviluppo del Cantone”. I punti critici rilevati riguardano il livello dei costi delle materie prime e lo sviluppo tecnologico determinato dagli elettrotreni i quali, per la loro manutenzione, richiederebbero agli SI-Bel adattamenti strutturali e organizzativi. “La criticità maggiore, però, riguarda la questione strategica relativa alla collocazione della manutenzione in seno all’azienda madre e quella relativa alle modalità di gestione degli SI-Bel”. Durante la conferenza è pure emerso che gli stabilimenti sono posizionati strategicamente nel mercato e beneficiano di una collocazione privilegiata sull’asse Nord-Sud; quindi puntare su di essi “potrebbe rivelarsi un fattore economicamente e finanziariamente più che sostenibile e in grado di contribuire al rilancio dell’economia regionale”. “Le potenzialità delle officine – si legge infine - emergerebbero con particolare forza attraverso la creazione di un centro di competenze, come peraltro già prefigurato dalle FFS, che sappia favorire e accompagnare il passaggio a forme di mobilità sostenibile, sempre più basata sul vettore elettrico, e fungere da laboratorio di nuove figure professionali e da catalizzatore di nuovi profili formativi”.
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