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Ticino
Le misure negli ospedali ticinesi
Redazione
6 anni fa
Il DSS sul dispositivo cantonale ospedaliero: pronti 430 posti letto. A Locarno l’età media dei ricoverati è di 70-71 anni. Lepori: “Il 3,5% delle persone che effettuano un test viene ospedalizzato”

All’indomani delle decisioni del Consiglio federale, il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) tiene una conferenza stampa per fare il punto sull’evoluzione epidemiologica e spiegare l’adeguamento del dispositivo ospedaliero in Ticino. Sono presenti Raffaele De Rosa, Direttore del DSS, Paolo Bianchi, Direttore della Divisione della salute pubblica, Giorgio Merlani, medico cantonale, Mattia Lepori, Vice capo Area Medica EOC e Christian Camponovo, Direttore della Clinica Luganese Moncucco.

16.40 - Fine conferenza stampa

16.34 - Cosa è cambiato nel sistema della presa a carico dei pazienti rispetto a marzo? Vengono dimessi prima?
“Abbiamo imparato soprattutto tante cose da non fare. Purtroppo una strategia di presa a carico non è stata sviluppata. Ci sono due sviluppi farmacologici che se utilizzati bene possono dare buoni effeti: il dexametasone e il remdesivir. Per quanto riguarda il decorso della malattia: abbiamo l’impressione che si riesca a dimettere prima, la durata media in reparto è più corta. Ma le cifre sono ancora troppo piccole per trarre delle conseguenze”.

16.25 - I test rapidi
Merlani: “I test rapidi sono stati testati, a mio avviso hanno un’affidibilità discreta. Ma potranno essere addizionati al test usuale e utilizzati dove c’è mancanza di approvvigionamento. La situazione da noi non è ancora così grave come in altri Cantoni. Metteremo in atto una strategia chiara su come usarli. È un esercizio nuovo, che non avevamo nella prima ondata”.

16.18 - Raccomandazioni alle persone a rischio
Merlani: “In questa crisi teniamo in parallelo due strategie: il contenimento dei contagi durante il picco e ridurre i casi tramite il tracciamento. Ma è importante anche mettere da subito al sicuro le persone vulnerabili”.

16.12 - I nuovi contagi danno adito al 3,5% dei ricoveri
Lepori: “Il 3,5% delle persone che effettuano un test viene ospedalizzato. Se oggi abbiano avuto 380 casi positivi, calcoliamo che si tramuteranno in 12-15 ricoveri. Chi dice che il 95% dei casi positivi sviluppa sintomi blandi dice qualcosa di giusto. Ma il numero complessivo di contagi nel paese è quasi di 10mila al giorno e continua a salire. Se un ticinese su quattro si ammalasse i ricoveri sarebbero 5’000. Nessun sistema sanitario potrebbe sopportare una tale pressione. Siamo in una crisi sanitaria? Dipende dalla definizione. Ma quando il governo deve emanare risoluzioni specifiche significa che siamo in un periodo di crisi.
De Rosa: “Non possiamo permetterci che i ticinesi, anche se in percentuale minore, si ammalino. Il sistema ospedaliero non ce la farebbe. È quello che stiamo vedendo negli altri Cantoni. Oggi la situazione è invertita, abbiamo qualche giorno di anticipo o ritardo. Ci sono 380 persone che devono rimanere a casa, senza contare tutti i contatti stretti. Siamo partiti da 10 casi, ora c’è una crescita esponenziale. Potremmo arrivare a numeri ancora più alti. Se non porta a una crisi sanitaria, porta sicuramente a una crisi economica e sociale”.
Camponovo: “Bisogna anche considerare che la popolazione in Ticino è più anziana rispetto alla media nazionale e questo influisce molto”.

16.03 - Visite negli ospedali e nelle case anziani
Lepori: “Le visite nei reparti normali sono gestite come durante l’estate. Dall’inizio di questa settimana è possibile per una persona di rendere visita a un caro ammalato di Covid-19 ogni due giorni per un massimo di mezz’ora. Ci rendiamo conto che è un limite: certi cantoni permettono di più, alcuni non permettono proprio le visite. Preferiremmo fare molto di più ma per ora è quello che riusciamo a fare considerando che bisogna formare i visitatori sul comportamento da tenere”.
Merlani sulle visite nelle case anzini: “Al momento attuale la possibilità c’è ancora. La situazione viene monitorata costantemente. Abbiamo visto l’effetto che queste visite hanno sugli ospiti delle strutture. Cerchiamo nel possibile di poter continuare a dare questa possibilità. Non ci sentiamo al momento di ripetere la chiusura totale”.

16.00 - Iniziano le domande

15.51 - Parla Christian Camponovo
“Abbiamo creato un percorso di sicurezza per dividere i pazienti Covid e non Covid. Stiamo salendo con il numero di letti per i pazienti Covid. La salita è più lenta rispetto a marzo, ma bisogna pur dire che questi cambiamenti richiesti alle strutture sanitarie sono elevati. Oggi trenta entrate in un giorno, significa rapidamente aumentare i pacchetti di letti a disposizione”. Il tema della velocità: “È importante riuscire ad avere l’aiuto della popolazione per rallentarla. Facciamo fatica a tenere il passo con le ospedalizzazioni. Un dispositivo solido come quello immaginato sarà difficile da far funzionare nel lungo periodo. Non sappiamo fino a a quando durerà e quando potremo tornare a una situazione più gestibile”. “La collaborazione tra istituti è ottima e l’essere ricoverati a Locarno o Lugano non fa differenza. Ci sono videoconferenze regolari, che sono molto utili e permettono di coordinare l’impegno. Dovesse continuare la crescita delle ospedalizzazioni, le altre strutture sanitarie private sono a disposizione e dovranno essere coinvolte per eventuali bisogni. Ora è un periodo piuttoso caldo perché l’inverno porta con sé qualche problema in più di salute. Per il momento l’influenza non è ancora arrivata. Rinnovo quindi l’invito alla popolazione a rispettare rigorosamente le raccomandazioni”.

15.41 - Mattia Lepori sul profilo delle persone ricoverate
“Le basi per la riorganizzazione c’erano: è stato relativamente facile perché dal punto di vista dei materiali non c’è stato nulla da fare. Sapevamo dove e con quali mezzi avremmo riattivato il dispositivo. L’auspicio è di poter far fronte alla nuova ondata con nuove variabili per evitare un secondo confinamento e la chiusura delle scuole”. Cosa sta succedendo a livello di ospedalizzazioni: “Il primo ottobre è stata la data in cui abbiamo visto un aumento. Rispetto alla prima ondata il numero di ricoveri è più basso. In altri paesi e Cantoni non sembra essere così. Non si può escludere che fra 10 giorni la situazioni cambi anche da noi”. Il profilo dei pazienti ricoverati rimane identico a quello di marzo-aprile: “La preponderanza è di persone anziane, con una media di 70-71 anni”. Profilo dei pazienti in terapia intensiva: “Attualmente ce ne sono 5 alla Carità ed è quindi difficile tracciare un profilo esatto. Ma il più giovane è nella fascia tra i 20-40 anni”. Capacità diagnostiche: “I checkpoint sono rimasti attivi durante l’estate e l’impegno si sta dimostrando utile. Nell’85% dei casi si cerca di riportare i risultati nello stesso giorno del test. Le capacità diagnostiche si sono triplicate negli ultimi tempi, ma le scorte per ora sono sufficienti”.

15.23 - Paolo Bianchi sul dispositivo ospedaliero
“L’1 e il 2 ottobre avevamo un paziente ricoverato, ora siamo oltre a 120” ha sottolineato Paolo Bianchi. “A marzo avevamo a disposizioni un massimo di 800 letti. Attualmente ne abbiamo 430 a disposizione, ma ci sono possibilità di un ampliamento ulteriore, che formalizzeremo nelle prossime settimane”. La difficoltà attuale di tutte le strutture, ha ribadito Bianchi, è di garantire le altre attività ospedaliere. “La seconda ondata è arrivata prima del previsto e dobbiamo tenerne conto nei prossimi mesi”.

Il cambiamento dell’assetto ospedaliero è accompagnato dalla ridefinizione di mandati della medicina stazionaria per agevolare la presa a carico dei pazienti Covid. “La decisione federale è quindi stata accompagnata da sospensioni di mandati: in particolare verrà sospesa la pediatria a Locarno e Mendrisio. A Castelrotto si valuta di sospendere il reparto di psichiatria. I pronti soccorsi di Faido e all’Ospedale Italiano verranno di nuovo chiusi” (un comunicato esaustivo su tutte le decisioni è atteso nelle prossime ore, ndr). L’attività dei checkpoint: “L’attività in estate è continuata in 4 punti. Ora siamo tornati in un regime in cui Lugano e Giubiasco sono aperti anche nel fine settimana. Da novembre partirà un checkpoint all’infocentro AlpTransit di Pollegio per pazienti delle Tre Valli. Checkpoint che sono stati rafforzati con ulteriore personale”.

15.14 - Cinque decessi, di cui tre in casa anziani
Il medico cantonale Giorgio Merlani fa una panoramica sui numeri: “Durante la seconda ondata i ricoveri sono minori rispetto alla prima ondata, ma l’evoluzione dei nuovi contagi è la stessa. Nelle prossime settimane probabilmente raddoppieranno. A livello cantonale sono stati registrati 380 casi positivi e 5 decessi, tre dei quali in casa anziani. Il primo picco tra marzo-aprile registrava i casi più severi, ora abbiamo una curva più ripida. È necessario che ognuno faccia la propria parte, limitando i propri contatti. Il numero delle persone ricoverate: salta all’occhio che negli ultimi 4 giorni sono in forte crescita. L’unica possibilità che abbiamo per intervenire è ridurre i contagi e quindi seguire le regole, che già conosciamo. Siamo in una situazione importante di crescita: 10 persone mediamente ne infettano altre 16/17. Ora abbiamo dati più precisi, ma il virus non è cambiato e neanche la sua aggressività. La buona notizia che posso dare oggi è sul trend della mobilità: negli ultimi 7-10 giorni c’è stato un crollo della mobilità, segno che le persone stanno cominciando a capire”.

15.09 - Potenziare la capacità di accoglienza negli ospedali e 40 nuove assunzioni
De Rosa: “Durante la prima ondata vi è stato un potenziamento nell’emergenza, per esempio per quanto riguarda l’utilizzo di respiratori. In quell’esperienza il collo di bottiglia erano le cure intense. Si è arrivati a un massimo di occupazione di 340 posti. Ci siamo quindi concentrati su questo reparto: 52 respiratori hamilton in piû e nuove assunzioni del personale ospedaliero. Per la seconda ondata i contratti sono 40. In termini di formazione l’Ente sta formando 30 infermieri affinché possano sostenere quelli specializzati e possano garantire la rotazione del personale. Ma è illusorio raddopiare all’infinito le risorse. Per formare personale ci vogliono anni. Anche se si raddoppia il personale a livello nazionale, si guadegnerebbe solo poco tempo in più. La curva corre molto più in fretta delle capacità in cure intense. Quello che stiamo vivendo è drammatico in diverse regioni svizzere. In alcuni Cantoni le capacità sono state raggiunte e hanno preso misure ancora più incisive (requisizione del personale presso settore privato). Come autorità non possiamo escludere nulla, ma l’esperienza ci dice che è importante puntare sulla collaborazione. Ringrazio tutti per quello che è stato fatto negli scorsi mesi e quello che faremo nei prossimi”.

15.01 - Prende la parola De Rosa
“La curva della seconda ondata sta salendo a una velocità che desta preoccupazione e il nostro Cantone non fa eccezione. Il Governo lunedì ha preso nuove misure convinto che fosse necessario agire. La responsabilità individuale resta però il punto centrale: non è fine a sé stessa, ma per un bene collettivo. Le indicazioni sono chiare, ma bisogna seguirle. Sono consapevole che è difficile e costa fatica, ma solo così possiamo fare la differenza. A fronte della velocità dei numeri, possono emergere sentimenti di angoscia. Sono preoccupato anch’io, ma è quella preoccupazione che permette di restare vigili”.

15.00 - Inizia la conferenza stampa

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