
Un vero e proprio rush finale ha permesso al Comitato d’iniziativa "Referendum finanziario obbligatorio" di raccogliere le circa 4'000 firme che mancavano ancora all’appello appena due settimane fa. I ticinesi saranno quindi verosimilmente chiamati a votare sull'iniziativa, che chiede che siano sottoposti al voto popolare tutti i nuovi decreti legislativi e le nuove leggi che generano aumenti di spesa che superano un determinato limite, sia per le spese correnti che per quelle di investimento (vedia rticoli suggeriti).
"Dopo l'appello lanciato dieci giorni fa con la consegna parziale delle firme a Bellinzona c'è stata una forte reazione da parte della popolazione" ha affermato il deputato di Area Liberale e membro del Comitato Sergio Morisoli. "In una settimana abbiamo raccolto quasi 5'000 sottoscrizioni”. La reazione della popolazione c’è indubbiamente stata. Ma he abbia influito anche l'appello lanciato un paio di settimane fa dall'imprenditore Alberto Siccardi, che aveva offerto 600 franchi a chiunque fosse riuscito a trovare 200 firme? Lo abbiamo chiesto allo stesso presidente di Medacta SA.
“Le inserzioni hanno sicuramente aiutato”, ammette Siccardi, che analizza in seguito gli aspetti più critici dell’intera raccolta firme. “Non abbiamo spiegato bene di cosa si tratta: il referendum finanziario ci ha visti divisi. Le associazioni imprenditoriali di categoria, ad esempio, hanno storto un po’ il naso credendo che volessimo introdurre un limite agli investimenti. Ma noi vogliamo evitare investimenti enormi senza interpellare la popolazione”.
“La raccolta firme alla fine è riuscita a raggiungere i favorevoli. Ed è un ottimo risultato, considerando che la base di raccolta era stretta e che gran parte della popolazione non ha capito il tema, aveva timore a limitare la spesa dello Stato oppure era assolutamente contraria all’iniziativa”.
“Noi non vogliamo limitare la spesa dello Stato, vogliamo che lo Stato spenda bene”. Un messagggio che, come ammesso dallo stesso Siccardi, ha inizialmente faticato a far breccia. "Il Comitato è composto da tanti politici, si poteva fare di più”.
Alla fine, però, la popolazione ha aderito. Una sorpresa? “No, la gente è interessata. Per la civica è stato più facile, in 10 giorni abbiamo raccolto 14'000 firme. Il referendum finanziario era un tema più complesso da far passare”.
Che la reazione si passata anche da un incentivo finanziario? “Il vero problema è che il Ticino è il Cantone che, per la riuscita di iniziative e referendum, chiede più firme e concede meno tempo per la raccolta, e la situazione è peggiorata notevolmente a seguito dell’introduzione del voto per corrispondenza per le votazioni e per le elezioni, che ha tolto ai promotori la possibilità di raccogliere molte firme in poco tempo davanti ai seggi elettorali dei Comuni", spiega Siccardi
"Se si vuole esercitare i propri diritti popolari con qualche probabilità di successo bisogna pagare. Non è giusto e mi auguro che la situazione cambi, allungando i tempi per la raccolta e diminuendo il numero di firme. Ma finché le cose rimangono così bisogna pagare, affidandosi a raccoglitori di firme oppure a inserzioni. Il Ticino deve adeguarsi: non facciamo morire la democrazia diretta che tiene in piedi il nostro Paese”.
Siccardi, infine, replica a chi aveva criticato la sua inserzione: “Atti puerili – taglia corto l’imprenditore ticinese – Soprattutto se c'è chi, come i sindacati, raccoglie le firme ricorrendo ai propri stipendiati. Che quindi non lavorano certo gratis”.
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