
«Cargo resterà a Chiasso», ci hanno spiegato venerdì le FFS, ma lo stesso non sembra si possa dire per tutto il personale impiegato nella cittadina di confine. Questa mattina a Bellinzona è prevista una conferenza stampa in cui verranno comunicati tutti i dettagli, ma una nota stampa dell’ex regia federale pubblicata ieri ha già anticipato qualche informazione, anche per quanto riguarda il deposito più a sud della Svizzera e le conseguenze sul personale impiegato nella cittadina di confine.
Andiamo con ordine. «Come annunciato lo scorso anno», si legge nella nota, «entro dicembre 2026 le FFS rafforzeranno il TCI (traffico a carri isolati), tappa importante nel riassetto del Traffico merci. Un nuovo modello di produzione aumenterà il livello di occupazione, ridurrà i costi e garantirà il mantenimento del servizio nazionale. Per circa 200 collaboratori vi saranno cambiamenti, perlopiù legati al luogo di lavoro. I licenziamenti costituiranno un’eccezione». Per l’ex regia federale «l’annunciata riorganizzazione del TCI, attualmente in forte perdita, rappresenta una tappa fondamentale del riassetto del Traffico merci delle FFS. A partire dal cambiamento d’orario del 13 dicembre 2026, il TCI diventerà notevolmente più efficiente. L’obiettivo è un Traffico merci in grado di finanziarsi autonomamente dal 2033, come indicato dalla Confederazione in veste di proprietaria delle FFS». Concretamente la situazione a livello nazionale è questa: «Circa 50 punti di servizio (degli attuali 280), per i quali la domanda è troppo bassa, in futuro non saranno più utilizzati nel traffico a carri isolati ma, su richiesta dei clienti, continueranno a essere serviti nel traffico a treni completi. Le FFS garantiranno comunque volumi di trasporto pressoché invariati (98%) rispetto a prima, e in modo molto più redditizio grazie al maggiore grado di occupazione dei treni».
Le conseguenze per il personale
La riorganizzazione del TCI «comporterà cambiamenti per circa 200 collaboratori e collaboratrici in tutta la Svizzera (circa 130 nella Svizzera tedesca, 40 in Ticino e 30 nella Svizzera romanda). Le FFS offrono una soluzione a tutte le persone coinvolte: un altro luogo di lavoro presso FFS Cargo Svizzera, un ruolo diverso all’interno delle FFS, in una società affiliata o ferrovia partner oppure un riorientamento professionale accompagnato all’interno delle FFS. In questo contesto le FFS si attengono rigorosamente al contratto collettivo di lavoro (CCL). I licenziamenti costituiranno un’eccezione».
Nel dettaglio, «i cambiamenti imminenti riguarderanno perlopiù spostamenti del luogo di lavoro del personale operativo». Attualmente, viene scritto, «le FFS hanno troppi specialisti concentrati in alcune regioni, troppo pochi in altre. L’azienda deve impiegare il proprio organico dove ci sono merci da trasportare. Pertanto, cambierà luogo di lavoro il personale di locomotiva e di manovra di undici sedi con un volume di traffico molto ridotto o pochi collaboratori. Si tratta del personale di locomotiva di Briga, Buchs SG e Chiasso nonché del personale di manovra di Thun, Rothenburg, Yverdon, Payerne, Friburgo, Delémont, Martigny e Wil. Secondo i programmi, le sedi di Sciaffusa e Frauenfeld verranno mantenute, rispettivamente fino al 2028 e fino al 2029».
L’obiettivo dell’ex regia federale «è quello di mantenere il maggior numero possibile di collaboratori all’interno delle FFS e impiegarli secondo le necessità. Sono quindi favoriti gli spostamenti del luogo di lavoro. Inoltre, le FFS sono costantemente alla ricerca di personale nel Traffico merci per far fronte all’ondata di pensionamenti. Per questo motivo, nei prossimi anni occorreranno circa 300 nuovi collaboratori e collaboratrici per il Traffico merci».
Richiesto un incontro con il Governo ticinese
Per quanto riguarda la situazione nel nostro Cantone, il Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino» ha convocato un’assemblea pubblica in agenda questa sera alle ore 20:30 al Cinema Teatro di Chiasso, ma non solo. Il deputato dell'MpS Matteo Pronzini (a nome del Comitato) ha scritto al Consiglio di Stato chiedendo «un incontro urgente per discutere congiuntamente le azioni da intraprendere per impedire alle FFS ulteriori tagli di posti di lavoro nel nostro cantone». La motivazione? «Dobbiamo prendere atto che per il momento le FFS sono sorde alle legittime e giustificate richieste espresse dal Canton Ticino».

