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FFS Cargo
«Le FFS non raccontano il giusto»: il comitato chiede un tavolo di trattativa
Redazione
5 ore fa
Presentato un dossier con e-mail e raccomandate: secondo il comitato, la riorganizzazione di FFS Cargo offre ai lavoratori solo trasferimenti fuori Ticino o forti tagli di stipendio – Chiesto l'intervento del Consiglio di Stato

Il Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo» torna all'attacco e porta all'attenzione dell'opinione pubblica un dossier di una ventina di pagine con scambi di e-mail e copie di raccomandate che, secondo i promotori, dimostrerebbero una gestione poco trasparente della riorganizzazione annunciata dalle FFS. A un mese dalla mobilitazione di Chiasso e dal lancio della petizione che ha raccolto oltre 3.000 firme a sostegno del personale, il comitato sostiene che le comunicazioni inviate ai dipendenti interessati dalla ristrutturazione sarebbero in contrasto con quanto dichiarato pubblicamente dall'azienda.

Le proposte sul tavolo

Nel mirino c'è in particolare un'e-mail del 30 giugno. Secondo il deputato Matteo Pronzini (MPS), ad alcuni lavoratori sarebbe stato proposto il trasferimento in sedi oltre il Gottardo, come Zugo o Arth-Goldau, oppure il passaggio a TILO con una riduzione dello stipendio di circa 15.000 franchi all'anno. «Così non va bene. Le FFS devono avere rispetto del Canton Ticino e delle persone che lavorano in questo cantone», ha affermato Pronzini.

Il comitato denuncia, inoltre, tempi molto stretti per accettare le proposte avanzate dall'azienda. Ai dipendenti, sostiene Pronzini, sarebbero stati concessi sette giorni per decidere se accettare il nuovo impiego, con il rischio, in caso di rifiuto, del licenziamento con sei mesi di preavviso.

Si chiede l’intervento del Governo

Per il comitato è ora necessario un intervento del Consiglio di Stato, chiamato a favorire un confronto diretto con le FFS. L'obiettivo è duplice: garantire il mantenimento dei posti di lavoro in Ticino e individuare soluzioni che consentano di trasferire nel cantone nuove attività legate al traffico ferroviario. Non mancano le critiche alla deputazione ticinese alle Camere federali, accusata di non essersi attivata con sufficiente decisione per difendere gli interessi del territorio.

Possibili alternative

Lo scorso maggio, ricordiamo, le FFS avevano annunciato la chiusura entro il 2027 del deposito macchinisti di Chiasso e dei centri di trasporto merci di Balerna. L'azienda aveva precisato che la riorganizzazione non avrebbe comportato licenziamenti, ma il trasferimento di sede e di mansione per una quarantina di collaboratori. Una soluzione che continua però a essere contestata dal comitato e dalle parti sociali, convinti che esistano margini per evitare questo scenario. Tra le alternative proposte figura il prestito del personale, che permetterebbe ai dipendenti di essere impiegati altrove mantenendo il legame con FFS Cargo e di rientrare in azienda qualora in futuro tornasse a crescere il fabbisogno di personale.