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Le dighe Alpiq? Al Cantone convengono solo se...
Le dighe Alpiq? Al Cantone convengono solo se...
Le dighe Alpiq? Al Cantone convengono solo se...
Redazione
10 anni fa
La crisi del settore elettrico è stato al centro del dibattito de "I Conti in Tasca". Edo Bobbià: "Ci vuole una soluzione politica"

“Ci vuole un tavolo dell’energia, che la politica sia dia una mossa”.

Questo in sostanza l’appello scaturito dalla trasmissione de “I conti in tasca”, andata in onda questa sera su TeleTicino, alla quale hanno partecipato esperti del settore per parlare della crisi che ha investito il settore elettrico svizzero. Gli impianti idroelettrici si trovano infatti ad operare in perdita, visto che i costi di produzione superano altamente i prezzi di mercato. Il Consiglio Nazionale ha recentemente deciso di sussidiare le centrali (quelle con una potenza superiore a 10 megawatt), dando un premio massimo di un centesimo al kilowatt per l’elettricità venduta a un prezzo inferiore ai costi di produzione. Una mossa che risolve il problema?

“È una prima misura, ma non è sufficiente a risolvere il problema contingente” ha affermato Roberto Pronini, direttore di AET. “Possiamo andare avanti ancora per pochi anni. Entro il 2020 molte società si troveranno in estrema difficoltà”.

Che fare dunque? “Ci vuole una riforma del mercato elettrico a livello europeo per porre fine alle distorsioni” ha suggerito Massimo Filippini, professore USI. Ma qui la Svizzera ha un margine di manovra relativamente ristretto. "Come alternativa si può pensare di introdurre una tassa ecologica sull’energia importata, oppure introdurre dei sussidi (ma è solo una stampella, non basta) oppure ancora flessibilizzare i canoni d’acqua”. Il direttore delle AIL, Marco Bigatto, ha proposto invece di tornare a una sorta di monopolio del mercato elettrico svizzero oppure introdurre un mercato della potenza, dove ad agire sarebbero degli “angeli custodi” pronti a intervenie qualora ci sono mancanze in altri settori.

Dal canto suo Sandro Pitozzi, capoufficio dell’energia del DFE, ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare la popolazione sul valore aggiunto dell’acqua, mantenendo i centri decisionali e i posti di lavoro in Ticino. “Comperare energia a prezzi piu bassi all’estero, piuttosto che dal Cantone, ha importanti ripercussioni sul mondo del lavoro”. Una tesi sostenuta anche da Pronini: “Dobbiamo renderci conto di cosa significa se acquistiamo all’estero. Ci sarebbe un effetto di sostituzione e una delocalizzazione delle competenze”.

Gli ospiti di Alfonso Tuor hanno poi affrontato la questione Alpiq: per ridurre il suo indebitamento il colosso energetico ha annunciato l’intenzione di vendere il 49% del suo portafoglio idroelettrico, del quale fanno anche parte la diga della Maggia (12,5%) e della Valle di Blenio (15%). Il Cantone Ticino si è già mosso, esprimendo il suo interesse a rilevare le quote di partecipazione. Il problema è che Alpiq probabilmente non è disposto a vendere i singoli impianti, ma solo l’intero pacchetto.

“Se Alpiq non “spacchetta”, per il Cantone non conviene” ha affermato Pitozzi. “Si tratterebbe di una mera partecipazione finanziaria, mentre l’obiettivo del Cantone è quello di gestire le acque”. Dello stesso parere il professor Filippini: “È un’operazione interessante solo se verrà creata un’azienda verticalmente integrata in Ticino. Ma per questo bisogna muoversi politicamente e anche in fretta”. Per Edo Bobbià, direttore di Metanord, deve essere trovata una soluzione politica ed ha esortato il Governo a creare una struttura apposita, lanciando un ammonimento: “Non sottovalutate il settore energetico”.

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