Cerca e trova immobili
Ticino
"Le dichiarazioni di Pantani non lontane dal bullismo"
"Le dichiarazioni di Pantani non lontane dal bullismo"
"Le dichiarazioni di Pantani non lontane dal bullismo"
Redazione
8 anni fa
Manuele Bertoli esprime la sua vicinanza alla famiglia dei chierichetti e bacchetta la municipale leghista

Continua tener banco la cosiddetta "polemica dei chierichetti" sorta negli scorsi giorni a Chiasso in seguito alle dichiarazioni della vicesindaco Roberta Pantani sul Mattino della Domenica (vedi articoli suggeriti). Anche il Consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli - in qualità di padre anche di una figlia adottiva, tra l’altro di origine etiope - ha infatti preso posizione a due giorni dalle scuse della diretta interessata con un post su Facebook in cui esprime la sua vicinanza alla famiglia dei due chierichetti, bacchettando nel contempo la municipale leghista per la sua uscita.

"Roberta Pantani ha espresso dispiacere per la sua maldestra uscita riguardante i chierichetti di origine africana e ha inviato dei soldi a un’organizzazione che si occupa di fanciullezza in Etiopia. Ognuno apprezzerà questo gesto a suo modo, ma passato ormai qualche giorno da quanto successo vorrei esprimere qui la mia vicinanza ai genitori e ai bambini oggetto di questa poco edificante storia, prima che essa cada nel dimenticatoio", esordisce Bertoli.

"Quando una persona importante denigra in qualche modo i tuoi figli, oltretutto sulla base di criteri razziali, non siamo lontani dai meccanismi del bullismo. Magari involontario, ma bullismo - prosegue il consigliere di Stato socialista - Qui non c’entra nulla la solidarietà con i Paesi più poveri, perché i figli adottivi sono prima di tutto figli, per i quali qualsiasi genitore reagisce quando li si tocca sulla base di grossolanità. Lo stesso discorso si sarebbe dovuto fare se i bambini in questione fossero stati figli di genitori africani residenti a Chiasso, perché il meccanismo non sarebbe comunque stato differente".

Il consigliere di Stato auspica infine che "questa piccola triste storia possa insegnare qualcosa a chi sembra avere perso i freni inibitori, ma anche ai tanti che assistono sorridendo o addirittura plaudendo: anche gli spettatori che guardano e non reagiscono fanno parte del meccanismo tipico del bullismo".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata