
"Mima non ci aveva lasciato chiare indicazioni sulla sua volontà di donare o meno gli organi. Era un discorso difficile e che evitavamo. Io sono però stata favorevole da subito alla donazione: Mima era infatti uno spirito libero, una persona altruista. Questo ci ha condotti nella scelta. Mima avrebbe sicuramente voluto che donassimo i suoi organi". A raccontarci il difficile momento della scelta da parte dei famigliari è Verena, sorella di Mima, venuta un giorno a mancare. "Questa donazione - ci confessa Verena - a me ha fatto bene. Con tutto il dolore che provavo, vedevo qualcosa di bello e mi dicevo che Mima, in un qualche modo, viveva ancora su questa terra".
"Ricevere è una sensazione difficile da elaborare"
Esperienze ed emozioni come queste sono state protagoniste dell'incontro organizzato ieri mattina al Lac dall’Ospedale Regionale di Lugano. Il tema della donazione degli organi non riguarda unicamente donatori e riceventi, ma anche le loro famiglie. Sapere che nella morte di un proprio caro si può trovare la consolazione di dare la vita a qualcun altro aiuta. Molto. E il senso di gratitudine di chi riceve è immenso: "Mentre aspettavo l'operazione per il mio secondo trapianto di rene, pensavo che proprio in quel momento l'organo veniva estratto dal corpo di una persona deceduta. È una sensazione particolare, anche da elaborare", spiega Barbara, a cui è stato trapiantato un secondo rene nel 2017, dopo un primo trapianto con un rene del papà. "Per questo ci sarà sempre una forte gratitudine nei confronti di coloro che donano".
Il "cambio di filosofia" del consenso presunto
Allo stato attuale, i donatori in Ticino e in Svizzera ancora non sono molti, ma il direttore sanitario dell'Ospedale Civico di Lugano, Paolo Merlani, ci spiega che l'approvazione lo scorso maggio del consenso presunto apre a nuovi scenari. "Non cambierà nulla, ma cambierà tutto", esordisce il medico. "In corsia porremo sempre le stesse domande alla famiglia, nel caso in cui il potenziale donatore non abbia una tessera o un'iscrizione al registro che indichino la sua intenzione. Chiederemo se sono a conoscenza dell'opposizione del loro caro a una donazione. A cambiare è però il punto di partenza: con il voto abbiamo confermato che consideriamo normale offrire gli organi laddove una donazione è possibile. È un cambio di filosofia".
Il ruolo delle famiglie rimarrà sempre di fondamentale importanza, "a meno che il donatore non si sia espresso in vita con l'iscrizione a un registro o con la compilazione di una tessera da donatore".

