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Ticino
Le aziende vogliono Tisin? “Sono solo fandonie”
Immagine © CdT/Gabriele Putzu
Immagine © CdT/Gabriele Putzu
Filippo Suessli
5 anni fa
Secondo i sindacati altre aziende starebbero avvicinando l’associazione per sottoscrivere contratti collettivi al ribasso, ma Nando Ceruso ribatte: “Sono aziende inventate”

Il modello Tisin sta facendo scuola, l’interesse per i suoi contratti collettivi al di sotto del salario minimo valica il ponte diga e interessa anche aziende del Luganese. Da quando martedì UNIA e OCST hanno lanciato la manifestazione di sabato contro i contratti collettivi al ribasso, si è tornati a parlare ampiamente dell’associazione Tisin, presieduta da Nando Ceruso e di cui fanno parte anche i granconsiglieri Boris Bignasca e Sabrina Aldi.

“Ma quale fila?!?”
La notizia che ha suscitato più preoccupazione è che altre aziende, oltre alle tre del Mendrisiotto che lo hanno già fatto, abbiano preso contatto con Tisin per firmare dei contratti collettivi con salari al di sotto del salario minimo che entrerà in vigore il primo dicembre prossimo. Addirittura le ditte interessate sarebbero una ventina. “Sono tutte fandonie”, ribatte Nando Ceruso da noi raggiunto. “Non mi risulta che vi sia la fila di imprese che vogliono firmare contratti al ribasso. Ho sentito fare nomi di aziende che io nemmeno conosco”.

“Ci stiamo facendo notare”
Ceruso, però, ammette che dell’interesse per la sua associazione vi sia. “Tutta questa canea sta suscitano parecchia attenzione su Tisin. Ma non è che su di noi si concentrano quelli che vogliono giocare al ribasso”. Ma nessuna azienda vi ha chiamato? Gli chiediamo. “Qualcuno abbiamo sentito. Posso dire che c’è interesse da parte di aziende che hanno un contratto collettivo e che sono interessate a un partenariato”.

“Queste aziende se le sono inventate”
“Francamente”, continua il presidente di Tisin, “queste aziende se le sono inventate. Scrivono cose che non stanno né in cielo né in terra: ci sono 20 aziende? Dille!”. Ceruso è un fiume in piena, la pressione sulla sua associazione è tanta e non manda giù l’accusa di essere al soldo dei padroni. “Io non sono al soldo dei padroni, ma per cosa? Noi abbiamo aiutato delle imprese in difficoltà, non firmerei mai un contratto così con un’azienda sana”. Aziende in difficoltà che senza un piano b, dice Ceruso, lascerebbero il Ticino. “Conosco ditte che hanno già catene produttive in Italia, se costrette in tre mesi potrebbero lasciare il Cantone”.

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