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Ticino
Le aziende ticinesi non temono il 9 febbraio
Redazione
12 anni fa
L'indagine congiunturale presentata oggi a Bellinzona mostra un buon andamento per le aziende ticinesi

Dopo il miglioramento fatto registrare nel 2013, la situazione delle aziende ticinesi nel 2014 si è stabilizzata in senso positivo, confermando sostanzialmente quanto era stato previsto.

È quanto risulta dai risultati dell'inchiesta congiunturale 2014/2015, condotta dalla Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Canton Ticino, in collaborazione con le Camere di commercio e dell'industria della Svizzera latina, presentata quest'oggi a Bellinzona.

I miglioramenti registrati nel 2013 si sono sostanzialmente confermati nel 2014, per cui la situazione generale dell’economia cantonale può essere considerata buona. Va comunque tenuto conto che si tratta di valutazioni sull’andamento generale e che sussistono situazioni anche molti diverse fra i vari settori dell’economia e all’interno delle stesse categorie. Pur essendo riferiti solo ai soci della Cc-Ti, i dati rilevati sono da considerare molto attendibili, visto che regolarmente tutti gli anni sono confermati da quelli rilevati dalle istanze ufficiali. Ciò è spiegabile con il fatto che partecipano all’inchiesta aziende ben radicate nel territorio ticinese. Anche le prospettive per il 2015 sono all’insegna di una certa stabilità, malgrado le incertezze di un contesto mondiale particolarmente nervoso e imprevedibile e una realtà politica svizzera caratterizzata da un crescente numero di iniziative ostili alla libertà imprenditoriale e volte a stravolgere il sistema giuridico-istituzionale elvetico.

L’andamento degli affari nel 2014 è stato giudicato positivo (da soddisfacente a buono) dal 76% delle imprese, in linea con quanto previsto a fine 2013. A titolo di paragone, il 75% delle aziende aveva rilevato risultati positivi nel 2013, per cui ci si trova in una situazione di sostanziale stabilità positiva. Per l’andamento futuro, il 76% delle imprese prevede un andamento da soddisfacente a buono per il primo semestre del 2015 e la percentuale resta tutto sommato quasi invariata (74%) per le previsioni positive oltre i primi sei mesi dell’anno.

Come registrato a livello nazionale, anche l’industria di esportazione ha saputo consolidare la sua posizione, approfittando senza dubbio del perdurare del tasso di riferimento di 1,20 per il cambio franco-euro. La stabilità introdotta da questa misura si traduce nelle indicazioni sull’andamento degli affari di chi esporta, visto che si registrano risultati soddisfacenti o buoni nell’ordine che varia dal 70% all’82% delle aziende, a dipendenza della quota di esportazione dell’attività aziendale. Anche per le previsioni a breve termine (primo semestre del 2015), oltre il 70% delle aziende esportatrici prevede un andamento positivo. Cifre che trovano conferma anche per le previsioni a medio termine (secondo semestre del 2015). Le innegabili difficoltà di importanti mercati di riferimento europei sembrano intaccare solo parzialmente gli sbocchi commerciali delle aziende ticinesi. Le ragioni sono molteplici: dall’efficacia delle misure di riorganizzazione aziendale prese dopo la crisi valutaria, alla diversificazione dei mercati e ai prodotti di qualità che reggono egregiamente il confronto con la concorrenza internazionale in molti settori. Si conferma però che i margini rimangono esigui, per cui la capacità di investimento, soprattutto delle piccole e medie aziende (fino a 100 collaboratori) ne risulta limitata e questo potrebbe avere effetti a medio termine sulla competitività.

Con un 47% delle aziende che hanno operato investimenti, il livello generale degli investimenti può essere considerato soddisfacente, anche perché conferma la tendenza prevista lo scorso anno e la cifra si attesta su un valore quasi identico. Come già rilevato nel 2013, non si può però ignorare che malgrado il miglioramento generale della situazione, gli investimenti effettuati siano stagnanti. Restano infatti su livelli prudenziali, senza dubbio perché il contesto politico svizzero, come già rilevato in precedenza, propone a scadenze molto ravvicinate consultazioni popolari atte a rimettere in questione elementi fondamentali del sistema vigente, toccando ad esempio aspetti importanti della pianificazione del territorio, del diritto societario, del mercato del lavoro ecc. Questo induce ovviamente le aziende alla prudenza rispetto ai valori fatti registrare qualche anno fa. Benché la propensione all’investimento resti su valori che si possono considerare comunque abbastanza buoni, tali valori contrastano un po’ con il buon andamento generale degli affari. Queste preoccupazioni sono del resto chiaramente condivise negli altri cantoni che hanno svolto la stessa inchiesta, come pure da tutte le Camere di commercio e dell’industria svizzere, rispettivamente dai loro associati.

Dal punto di vista occupazionale, è stata registrata una stabilità dell’effettivo per il 61% delle aziende, mentre il 23% ha aumentato il personale e il 16% lo ha ridotto, con valori abbastanza in linea con quanto le aziende avevano previsto alla fine del 2013. Rispetto allo scorso anno vi è però una leggera tendenza al miglioramento.

Per il 2015 le stime prevedono un andamento degli affari da soddisfacente a buono per il 76% delle imprese nei prossimi sei mesi e per il 74% delle imprese nel periodo oltre i sei mesi. Per l’occupazione si stima un buon livello di stabilità con il 77% delle aziende che segnala l’intenzione di mantenere l’effettivo attuale. La propensione agli investimenti è confermata dal 41% delle imprese, dato in linea con le previsioni prudenziali espresse anche nel 2013. Il dato è superiore alle percentuali rilevate negli altri cantoni che hanno svolto l’inchiesta, il che è confortante, ma resta comunque su livelli prudenziali per i motivi di imprevedibilità delle evoluzioni del sistema svizzero già rilevati sopra per il 2014.

Hanno partecipato all’inchiesta 291 aziende commerciali, industriali, artigianali e dei servizi associate alla Cc-Ti e da tempo presenti e ben radicate sul territorio cantonale, in rappresentanza di 18'652 posti di lavoro in Ticino. Le aziende sono state suddivise in due gruppi: industria/artigianato (108 aziende) e servizi/commercio (183 imprese). Il campione di aziende è ormai consolidato da cinque anni, per cui i risultati possono essere considerati attendibili e di regola sono sempre confermati dalle analisi scientifiche condotte dagli istituti federali e cantonali specializzati. Ovviamente l’inchiesta mira a dare indicazioni sulle tendenze generali dell’economia ticinese e non intende sostituire analisi più mirate effettuate dai singoli settori economici.

1. Andamento degli affari

L’andamento degli affari per il 2014 è giudicato sostanzialmente buono o eccellente dal 32% delle aziende (32% nel 2013), soddisfacente dal 46% (43% nel 2013), mediocre dal 19 (21% nel 2013) e negativo dal 3% (4% nel 2013). La situazione può quindi essere considerata sostanzialmente stabile rispetto al 2013. Le prospettive per il primo semestre del 2015 sono pure contraddistinte dalla stabilità. Il 27% delle aziende prevede un buon andamento, il 49% si attende risultati soddisfacenti, il 21% mediocri e il 2% negativi. Le aspettative sono in linea con quanto espresso alla fine del 2013 per il primo semestre del 2014. Salvo situazioni particolari, di regola la tendenza prevista per i primi sei mesi si conferma per tutto l’anno.

Anche le previsioni oltre i 6 mesi sono di segno sostanzialmente positivo, visto che la parte di aziende che prevede un buon andamento è del 24% e chi si aspetta risultati soddisfacenti è il 50%. Risultati mediocri sono previsti dal 22% e negativi dal 3%.

Da rilevare che si confermano i dati positivi quanto al margine di auto-finanziamento delle aziende che si attesta su livelli positivi, benché vi sia una leggera flessione rispetto al 2013. Il 4% lo definisce eccellente (6% nel 2013), il 35% buono (35% pure nel 2013), il 35% soddisfacente (37% nel 2013), il 20% mediocre (17% nel 2013) e il 6% negativo (5% nel 2013).

1.1 Dati specifici relativi alle aziende esportatrici, rispetto a quelle orientate esclusivamente al mercato interno

Per le aziende con una quota-parte di export fino al 20%, l’andamento del 2014 è stato tra buono e soddisfacente per il 77% Per il primo semestre del 2015 questa categoria prevede un andamento positivo per il 71%. Oltre i primi sei mesi del 2015, l’andamento previsto è di segno positivo per il 70% delle aziende.

Per le aziende con quota-parte di export dal 21 al 79%, l’andamento degli affari 2014 è stato positivo per l’85%. Per il primo semestre del 2015 questa categoria prevede un andamento favorevole nella misura del 91%. Oltre i primi sei mesi del 2015, l’andamento previsto è positivo per l’81% delle imprese.

Per le aziende con quota-parte di export fra l’80 e il 100%, l’andamento degli affari 2014 è stato di segno positivo per il 72%. Per il primo semestre del 2015 questa categoria prevede un andamento tra buono e soddisfacente nella misura del 71%. Oltre i primi sei mesi del 2015, l’andamento previsto è positivo per il 66% delle imprese.

Chi è invece orientato solo sul mercato interno ha indicato un andamento positivo per il 2014 nella misura del 78%. Le prospettive per il primo semestre del 2015 sono pure positive nella misura del 78%. Oltre i primi sei mesi vi sono previsioni di segno favorevole per il 75% delle aziende.

2. Salari nel 2014 e previsioni per il 2015

Per quanto riguarda l’evoluzione salariale media all’inizio del 2014, il 54% delle aziende ha concesso aumenti varianti fra l’1 e il 6%. Per il 2015, la percentuale delle imprese con aumenti medi previsti dall’1 al 6% è del 54%. Si tratta di percentuali inferiori a quelle fatte registrare negli scorsi anni, certamente per il fatto che secondo i dati ufficiali non vi è stato rincaro.

Il 26% delle aziende ha effettuato un adattamento generale dei salari di senso positivo nel corso del 2014.

3. Evoluzione dell’effettivo del personale

I dati che emergono sono complessivamente in linea con quelli del 2013, visto che nel 2014 si è registrata una stabilità dell’effettivo del personale per il 63% delle imprese (61% nel 2013), a fronte di un aumento per il 20% (2013: 23%) e una diminuzione per il 17% (2013: 16%) delle aziende. Per il 2014, il 77% delle aziende prevede una stabilità dell’effettivo, mentre il 15% si attende un aumento e il 7% una diminuzione.

3.1 Il settore industria/artigianato ha fatto registrare valori stabili per il 63% delle aziende, con diminuzioni per il 18% e un aumento per il 18%, con valori migliori rispetto all’anno precedente per quanto riguarda la stabilità dell’effettivo. Anche il 2015 sembra essere all’insegna della stabilità, con il 73% delle aziende che non prevede modifiche di effettivo, un 14% che ipotizza diminuzioni e un 13% che prevede aumenti di effettivo.

Nel settore servizi/commercio vi è invece stata una stabilità per il 63% delle imprese, con diminuzione per il 16% e aumento per il 21%. Per il 2015, ben l’80% delle aziende dichiara di mantenere l’effettivo, mentre si registra solo un 3% per la riduzione e un 17% dichiara di prevedere un aumento del personale.

3.2 Dati specifici per le aziende attive nell’export

Per le aziende con una quota-parte di export fino al 20%, l’effettivo è rimasto stabile nella misura del 66% delle risposte, con diminuzione per il 22% delle imprese e aumento per il 12%. Per il 2015 si prevede una stabilità nella misura del 78%, una riduzione per il 18% e un aumento per un altro 5% delle aziende.

Per le aziende con quota-parte di export dal 21 al 79%, l’effettivo è rimasto stabile per il 58% dei casi, con diminuzione per il 18% e aumento per il 24%. Per il 2015 è prevista una stabilità per il 72% dei casi, una riduzione per il 6% e un aumento per il 22% delle aziende.

Per le aziende con quota-parte di export fra l’80 e il 100%, l’effettivo è rimasto stabile nella misura del 60%, mentre il 15% delle aziende ha disposto riduzioni e il 25% aumenti di effettivo. Per il 2015 le previsioni vanno verso la stabilità dell’effettivo per il 69% delle aziende, mentre il 7% prevede riduzioni e il 24% ha in programma aumenti.

Chi è invece orientato solo sul mercato interno ha fatto registrare una stabilità del 64% nel 2014, con diminuzioni nel 16% dei casi e aumenti per il 20%. E queste aziende prevedono per il 2015 una stabilità nella misura dell’82%, con diminuzioni nel 5% dei casi e un aumento per il 14%.

4. Investimenti

Nel corso del 2014 il 47% delle aziende hanno effettuato investimenti, risultato da considerare positivo e in linea con quello dell’anno precedente. Come già rilevato, se si considera però il buon andamento generale rispetto agli scorsi anni, questo valore viene relativizzato, anche perché è praticamente identico a quello espresso in anni di andamenti meno favorevoli. Non sono estranee a questa prudenza le summenzionate incertezze legate alla stabilità del sistema giuridico-istituzionale elvetico.

Il livello generale di investimenti previsto per il 2015, attestato al 41%, ribadisce un certo atteggiamento prudenziale, anche se va sottolineato che pure nel 2013 il 41% delle aziende si era dichiarata pronta ad investimenti nel 2014, ma il valore finale è stato appunto leggermente superiore, fissandosi al 47%.

Nell’ambito industria/artigianato la percentuale delle aziende che hanno effettuato investimenti nel 2014 e che ne prevedono nel 2015 passa dal 56% al 53%. Per la categoria commercio/servizi si passa dal 39% di aziende che hanno investito al 29% che prevedono di farlo per il 2015.

Come sempre, la maggiore predisposizione all’investimento è delle strutture aziendali grandi (con oltre 100 collaboratori). Il 73% di esse progetta investimenti per il 2015, mentre il tasso percentuale scende al 49% per le aziende di media grandezza (fra 30 e 100 collaboratori) e al 29% per le piccole aziende (con meno di 30 collaboratori).

Nel contesto dell’inchiesta congiunturale, rispetto agli altri cantoni, la propensione all’investimento delle aziende ticinesi è seconda solo a quella di Neuchâtel (45%) e precede Vaud (33%) e Ginevra (25%).

5. Reclutamento di personale

Dopo la votazione popolare che ha portato all’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa lo scorso 9 febbraio 2014, si è ritenuto giusto rivolgere qualche domanda alle aziende in tema di reclutamento di personale dall’estero, visto che tra l’altro parte dell’inchiesta congiunturale dello scorso anno era stata dedicata ai motivi dell’assunzione di personale dall’Unione europea.

Si è avantutto chiesto alle aziende di indicare eventuali problemi di reclutamento attuali, quindi in regime non ancora contingentato. Al momento, il 79% delle aziende rileva di non avere problemi di reclutamento, come risulta anche negli altri cantoni che hanno partecipato all’inchiesta. Coloro che segnalano problemi, indicano che le difficoltà di reclutamento concernono soprattutto figure del management (29%) o manodopera qualificata (69%). Per la manodopera non qualificata non si evidenziano invece problemi.

Per eventuali difficoltà di reclutamento di personale a medio termine (2 anni), le aziende hanno confermato che non vi dovrebbero essere problemi nella misura dell’82%. Anche in questo caso eventuali difficoltà riguarderebbero soprattutto il personale qualificato (75%) e il management (25%). Nessun problema segnalato per la manodopera non qualificata.

Anche l’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa non ha per il momento avuto effetti particolari, visto che il 79% delle aziende conferma che non vi sono ancora stati impatti particolarmente negativi. Non sapendo come sarà il nuovo regime dei contingenti, le valutazioni restano molto difficili, ma in generale le aziende confidano che la politica saprà trovare una soluzione per l’introduzione del nuovo articolo costituzionale, tale da non ostacolare eccessivamente il reclutamento del personale necessario (79%). L’impatto negativo potrebbe esserci in caso di procedure troppo lunghe e complesse (33%), perché la manodopera dell’Unione europea non verrebbe più in Svizzera (3%), o perché non vi sarebbe alcuna garanzia di ottenimento del permesso (62%). Qualora le nuove norme dovessero essere troppo restrittive per il reclutamento di personale, le aziende ipotizzerebbero la rinuncia a progetti (28%), il sub-appalto all’estero (17%) o la delocalizzazione all’estero (18%).

Ben il 58% segnala la necessità di un aumento della formazione, nel senso che andrebbero potenziati i programmi di formazione per le figure professionali che non si trovano sul mercato svizzero. Questo elemento conferma quanto emerso lo scorso anno, ovvero occorre sviluppare strategie di formazione che tengano maggiormente conto delle esigenze dell’economia, il che può avvenire unicamente con una stretta collaborazione fra pubblico e privato e/o con iniziative completamente private come quella varata dalla Cc-Ti e dalla Lugano Commodity Trading Association per la creazione di profili indigeni rivolti a una precisa categoria di aziende.

L’inchiesta è stata effettuata fra i mesi di settembre e novembre del 2014. I risultati completi sono disponibili sul sito della Cc-Ti, http://www.cc-ti.ch/inchieste-congiunturali/

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