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Ticino
Le aziende temono il 9 febbraio
Redazione
12 anni fa
Come dimostra uno studio UBS in Ticino tutti i nuovi posti di lavoro creati sono stati occupati da frontalieri

Circa la metà delle aziende teme conseguenze negative in relazione all'iniziativa sull'immigrazione di massa: lo sostiene un sondaggio condotto dagli economisti di UBS su 385 società. Le imprese hanno paura che, con un contingentamento dei lavoratori stranieri, dovranno far fronte a maggiori difficoltà nel trovare personale qualificato, ciò che spingerà verso l'alto i salari, informa la banca in un comunicato odierno. Per i ricercatori di UBS il problema della carenza di manodopera potrebbe aggravarsi già nei prossimi anni, a seconda di come verrà configurato il futuro regime dell'immigrazione. Una soluzione potrebbe essere aumentare la partecipazione al mondo del lavoro da parte delle donne e delle persone più anziane. Nella definizione dei contingenti sarà imperativo tenere conto delle forti disparità regionali. In termini assoluti, l'immigrazione si concentra per il 45% nei cantoni Zurigo, Ginevra e Vaud. Le zone di confine, inoltre, sono fortemente dipendenti dai frontalieri: nel Giura e in Ticino quasi tutti i nuovi posti di lavoro creati sono stati occupati da personale residente all'estero. Ma anche Ginevra quasi la metà dei nuovi impieghi è stata affidata a frontalieri. Visto che l'attuazione della nuova normativa sull'immigrazione produrrà i primi effetti significativi solo tra due o tre anni, gli economisti di UBS rimangono però ottimisti sull'andamento congiunturale a breve termine. Per quest'anno è attesa una crescita economica del 2,1%, che salirà al 2,4% nel 2015.

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