
Le app di navigazione come Google Maps e Waze potrebbero creare conflitti di interessi con i cantoni, perchè sono in grado di deviare il traffico a loro piacimento, senza dover sottostare alle leggi locali. Le autorità, per contro, hanno ben poco margine di intervento. La conseguenza è quella di avere delle strade, soprattutto secondarie, intasate dai viaggiatori mandati lì dai "navigatori", con un aumento del rischio di incidenti e di inquinamento. Cosa sta facendo, se si è mosso, il Consiglio di Stato?
Lo chiedono in una interrogazione i Verdi Liberali Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia. La loro lunga introduzione parla di "app di navigazione, come ad esempio Google Maps e Waze, che stanno rapidamente diventando una forza silenziosa ma potente che influisce sulle dinamiche politiche e nazionali. Mentre i governi pianificano infrastrutture e politiche urbane, queste piattaforme digitali tracciano percorsi e influenzano il traffico in tempo reale, bypassando le decisioni locali e le regolamentazioni statali. Con milioni di utenti che dipendono dalle loro indicazioni, le app di navigazione hanno assunto un potere capillare superiore a quello degli stati, regolando in modo autonomo la viabilità e, talvolta, creando disagi nei quartieri residenziali o rendendo inefficaci le strategie di gestione del traffico pubblico. Questo fenomeno solleva interrogativi sul confine tra potere tecnologico e controllo statale, mettendo in discussione il tradizionale dominio delle autorità locali sui trasporti e la mobilità urbana".
Le app sono in grado di deviare grandi masse di traffico su strade secondarie o residenziali non attrezzate a gestire traffico ad alta velocità o elevati volumi di auto, portando a un rapido sovraccarico, con possibili incidenti e pericoli per i residenti, inquinamento acustico e maggior impatto ambientale, oltre che stress per le comunità interessate. Un esempio, secondo Beretta Piccoli e Mobiglia, sono le strade cantonali, dove gli automobilisti vengono mandati quando l'autostrada tra Lugano nord e Melide è intasata.
"I comuni o il Cantone si trovano quindi impotenti di fronte a queste deviazioni di traffico, poiché i servizi di navigazione come Google Maps o Waze sono gestiti da aziende private e basati su algoritmi che analizzano dati in tempo reale. Gli enti pubblici possono non avere il potere legale per fermare o regolamentare l’uso di questi strumenti, anche se questi portano a problemi locali significativi", prosegue l'interrogazione. "L’uso arbitrario di strade alternative può ostacolare i piani di gestione del traffico pensati dalle autorità locali. Le app di navigazione tendono a massimizzare la velocità di percorrenza, mentre le autorità potrebbero preferire mantenere il traffico concentrato su arterie principali più sicure e attrezzate, per esempio come fa l’USTRA nella gestione dell’autostrada". Ma di fronte a conflitti di interesse tra le esigenze di Comuni e cantoni e quelle delle aziende tecnologiche, che cercano il percorso più rapido e efficiente.
Sollecitato in merito, il Consiglio Federale nel 2015 aveva ammesso il problema, spiegando che "le autorità competenti hannola possibilità, mediante apposita segnaletica, di chiudere integralmente o parzialmente al traffico percorsi inadeguati. Il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario influenzare il routing attraverso i navigatori" e sottolineando la necessità di raccogliere dei dati sul tema. Ma da allora sono passati quasi 10 anni...
Con queste premesse, i due granconsiglieri domandano al Governo:

