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Ticino
Le amnesie di Schmid viste dal Ticino
Redazione
18 anni fa
Rusconi: "Se ne deve andare". Bertoli e Jelmini: "Si deve aspettare l'esito della Commissione". Abate: "Non convince"

"Sapevo, ma me ne ero dimenticato". A dirlo ieri il ministro della difesa Samuel Schmid. E attorno a lui sempre più il vuoto. Non convince la mancanza di memoria del consigliere federale sul caso Nef. Schmid sapeva già nell’autunno del 2006 dell’inchiesta penale a carico di Roland Nef, e non nell’aprile del 2007 come ha sempre ammesso. Tabula rasa quindi: UDC e Verdi chiedono le sue dimissioni, PPD e PLR si dicono preoccupati e nel frattempo aspettano, i socialisti dichiarano che si tratta di una situazione “impossibile”. Per il consigliere federale questi sono giorni decisivi. Da oggi infatti le Commissioni della gestione delle Camere sono chiamate a giudicare l’intero operato del ministro. Da quanto emergerà dipenderà il supporto di PS, PLR e PPD. E per il Ticino? Schmid cosa deve fare: andarsene o rimanere?Non hanno dubbi Sergio Savoia e Pierre Rusconi: il ministro della difesa deve andarsene. E subito. “La sua credibilità è attorno allo zero e farebbe un favore a tutti se se ne andasse”, ci dice Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi. Gli fa eco Pierre Rusconi, presidente dell’UDC Ticino: “La sensazione è che Schmid abbia perso la testa nella gestione del suo Dipartimento. Non credo quindi che abbia molte opportunità di poter continuare a condurlo”. Più pacate invece le reazioni di Manuele Bertoli e Giovanni Jelmini, rispettivamente presidenti del PS e del PPD ticinesi. Per Manuele Bertoli è tutto un gran pasticcio che pone problemi, perché “una persona di questo tipo non può dimenticarsi di una cosa così importante”. Le dimissioni? Bertoli le lascerebbe decidere alla politica federale. Per Giovanni Jelmini invece Schmid deve rimanere al suo posto fino alla fine dell’inchiesta della Commissione del Consiglio nazionale. “Personalmente ritengo che l’esercito e la sicurezza nazionale siano cose troppo importanti per essere strumentalizzate come si sta facendo”.Per il consigliere nazionale PLR Fabio Abate "la sua posizione è molto difficile e non convince". "E posso capire - aggiunge Abate - come la sua difesa non sia molto convincente". "Ma prima di prendere delle decisioni - conclude - dobbiamo attendere l'esito dell'inchiesta e poi vedere cosa succede in parlamento nella prossima sessione d'autunno".E per finire ecco il parere di Eros Costantini, giornalista. Il caso Nef e la sua gestione da parte di Schmid è un “rebelotto”. Ne più né meno. “Questo perché - ci spiega Costantini - contrariamente a quanto si poteva pensare inizialmente, cioè alla calma che sarebbe subentrata alla partenza di Blocher, si è invece scatenato un inferno”. Insomma, "si vive in un covo di vipere". E se Costantini si trovasse nei panni del consigliere federale? Pronta la risposta: “Me ne andrei, visto che non sono più sostenuto da nessuno”.

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