
L’OMS è stata oggetto di critiche per la gestione della crisi pandemica. Non solo dagli Stati Uniti - che la accusano di essere troppo filocinese - ma anche da altri paesi che denunciano ritardi e indicazioni oscillanti. Oltre 100 paesi hanno addirittura chiesto lo scorso 19 maggio un’inchiesta indipendente sulla gestione della crisi sanitaria per capire le circostanze che hanno permesso alla pandemia di svilupparsi. Nella bozza di risoluzione si richiede una “valutazione imparziale, indipendente ed esaustiva” della riposta internazionale coordinata dall’Oms.
Ma qual è il ruolo di questa organizzazione ed esistono davvero delle falle di fondo nel suo funzionamento? Radio3i lo ha chiesto a Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Alta Scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica e co-direttore del Master di economia e politiche internazionali all’USI.
“È un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. Questo significa che ha una duplice natura: da un lato è una rappresentanza dei singoli Stati membri, quindi si muove tenendo conto degli interessi degli azionisti ed è soggetta a una certa forma di condizionamento politico. Dall’altra ha una funzione specializzata, ovvero il coordinamento delle politiche sanitarie, soprattutto con riguardo alla lotta comune contro le malattie. Questo scopo può arrivare a confliggere con la sua dimensione politica. L’organizzazione deve quindi essere tenuta sotto controllo. Quando non succede, rischia di essere travolta. Mi spiego meglio. L’assemblea generale dell’ONU, che ha una funzione squisitamente politica, può tranquillamente spaccarsi su determinate questioni e non succede sostanzialmente nulla. Quando un’agenzia specializzata va oltre un certo livello di percezione di condizionamento politico, può non più riuscire a raggiungere il suo scopo. È quello che sta succedendo all’OMS, le cui competenze tecniche hanno dimostrato di essere troppo soggiogate dagli interessi degli Stati membri”.
Le accuse degli Stati Uniti sono quindi fondate secondo lei? “Non sono solo accuse degli Stati Uniti, ma anche di circa altri cento paesi. È difficile non constatare come ci sia stato un eccesso di prudenza nel dichiarare lo stato di pandemia, come è difficile non vedere come l’eccesso di questa prudenza sia venuto meno nel momento in cui la Cina aveva pronta la sua narrazione della vicenda. L’OMS ha anche a che fare con la grande industria farmaceutica e con grandi finanziatori privati. Questo significa che se l’OMS dichiara lo stato di pandemia generale ciò fa scattare dei protocolli per la ricerca, la sperimentazione e poi la messa in commercio di farmaci nuovi estremamente accorciata e più approssimativa rispetto ai protocolli previsti in condizioni standard”.
A tal proposito Parsi fa un paragone quando, nell’agosto del 2013, l’OMS dichiarò che l’epidemia di malattia da virus Ebola rappresentava una “situazione d’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale”. Una dichiarazione “ritenuta eccessivamente tempestiva”, rileva Parsi, da cui alcune industrie farmaceutiche “trassero una quantità di profitti gigantesca perché poterono sviluppare nuovi farmaci a un costo molto più basso”.
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