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Ticino
Lazzarotto: quella lettera mi ha toccato
Redazione
18 anni fa
Presto l'idea del centro per ragazzi difficili sul tavolo del Governo. Per il membro del gruppo anti violenza "dobbiamo darci una mossa"

“In Ticino mancano le strutture per accogliere ragazzi problematici come mio figlio”. Così la madre del 21 enne processato a Lugano martedì scorso per bullismo. Una lettera, quella di questa mamma, apparsa ieri sulla Regione e sul Corriere. Oggi, sul tema, ha detto la sua il direttore delle medie di Biasca, Franco Lazzarotto: "Dopo aver letto l'articolo sono due i sentimenti che ho provato: il primo è di totale ammirazione per questa mamma. Ci ha dato una bella lezione di vita per pacatezza, pragmaticità, serietà e solarità. Né abbiamo bisogno parecchie di queste lezioni. Il secondo è invece un sentimento di rabbia, come cittadino, come educatore. Vuol dire - ha proseguito Lazzarotto - che non ci siamo stati, che non ci siamo arrivati, che non ce l'abbiamo fatta".Lazzarotto è infatti anche membro del gruppo anti violenza creato dopo la morte di Damiano Tamagni. E la lettera scritta dalla madre del 21enne processato lo scorso martedì a Lugano per violenze non è passata inosservata. Il testo non si limitava al caso privato, alla storia del figlio ora in carcere. Da quell'episodio la mamma voleva interrogarsi sulle sorti di ogni figlio e di ogni famiglia che ha vissuto o che sta vivendo sorti simili. Il dato concreto emerso era quello della mancanza in Ticino di strutture per accogliere adolescenti problematici. La stessa struttura voluta dal giudice dei minorenni Reto Medici. Una proposta che molto probabilmente farà parte del rapporto che il gruppo anti violenza sottoporrà al governo settimana prossima. "Stiamo valutando questa ipotesi - ci spiega Lazzarotto - e arriverà sul tavolo del Governo nelle prossime settimane. Non dimentichiamoci però che ci sono dei tempi tecnici. E in questo lasso di tempo dobbiamo comunque saper gestire queste situazioni. Penso che tutti dobbiamo fare qualcosa. Nessuno si può chiamare fuori. Svegliamoci e diamoci una mossa".[email protected] Ecco la lettera apparsa venerdì sui giornaliSono la mamma del ragazzo processato martedì scorso a Lugano per violenze. Voglio esprimere il mio dolore. Non quello privato, familiare, intimo. Ma un dolore che deve essere espresso socialmente. Quello che è stato scritto sui giornali è vero, con varie sfumature. Cronaca. Dopo c'è tutto il resto. Non sapevamo quello che faceva nostro figlio all'esterno. Quando abbiamo intuito e poi subìto noi stessi, siamo intervenuti per farlo fermare. È importante: evidentemente non voglio giustificare, ma far capire. La nostra è una lunga storia di difficoltà, tentativi, ricerca di aiuti, disorientamento. Anche gioie, per carità; ma da tempo e per ora non prevalgono più. La nostra famiglia è andata avanti grazie alla nostra tenacia, all'aiuto degli amici, all'incontro con alcune “ perle rare” impegnate nel sociale che si sono aperte alla comprensione, al gruppo di genitori adottivi con cui ci incontriamo. Non abbiamo abbandonato nostro figlio, abbiamo cercato di indirizzarlo, aiutarlo, contenerlo. I giornali scrivono “figlio adottivo”. Adottivo o meno è sempre figlio, profondamente e completamente. Però l'adozione è giusto nominarla; ma per un altro motivo, che – una volta detto – sembra evidente: prima dell'adozione c'è l'abbandono. Per povertà, ignoranza, superficialità, disperazione, problemi sociali o di salute, rifiuto. Tanti possono essere i motivi, ma comunque per chi è stato abbandonato sono incomprensibili e spesso devastanti. Tanti sono i ragazzi adottati in difficoltà e di conseguenza i loro genitori. Stiamo cercando di arrivare alla consapevolezza di questo, fra le famiglie in difficoltà e con le istituzioni. Creare la “ cultura dell'adozione” per intervenire quando ce ne sia bisogno. Il debriefing è ormai pratica comune quando accadono avvenimenti di forte stress. Come è giusto! Ma allora forse bisognerebbe avere anche un occhio discreto e sensibile verso i bambini che hanno subìto un'esperienza tanto traumatic

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