
La situazione attuale legata ai contagi sta avendo effetti sulle aziende ticinesi. Attraverso il lavoro di tracciamento negli scorsi mesi l’Ufficio del medico cantonale ha dovuto imporre quarantene a diversi dipendenti, che sono dovuti restare a casa, ciò che di conseguenza ha delle implicazioni e dei costi per il datore di lavoro. Una situazione che sta mettendo in difficoltà l’economia, con decisioni che a volte risultano incomprensibili o addirittura eccessive ai datori di lavoro.
Le misure di protezione nelle aziende
Da inizio pandemia la SECO ha diffuso delle linee guida per garantire la sicurezza all’interno del posto di lavoro. Si tratta di quattro grandi linee di provvedimenti, racchiusi nell’acronimo Stop: sostituzione (privilegiare il telelavoro quando e dove si può), misure tecniche (accesso ai disinfettanti, plexiglas, ecc,) misure organizzative (la divisione in gruppi di lavoratori) e misure di protezione individuale (usare la mascherina quando non si può mantenere la distanza sociale, ecc.). A vigilare che questi provvedimenti siano rispettati, vi sono l’Ispettorato del lavoro e la SUVA. Teleticino ha contattato quest’ultima per capire come funzionano i loro controlli. Ecco le loro risposte
AITI chiede una migliore gestione delle quarantene
Nelle sue risposte in sostanza la SUVA certifica il buon lavoro svolto dalle aziende, ma secondo l’Associazione Industrie Ticinesi (AITI) sono stati riscontrati problemi a livello di gestione delle quarantene. “Alcune decisioni non sembrano in linea con le disposizioni federali” spiega il direttore Stefano Modenini. “Vengono decretate quarantene generalizzate con troppa facilità”. Inoltre ci vuole troppo tempo per ricevere il risultato dei test.
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