
Le persone ricoverate in ospedale hanno superato le 100 unità in Ticino (ieri erano 109) e anche l’occupazione dei letti in cure intense sta crescendo. Numeri che mettono sotto pressione il sistema sanitario, incluso il personale, che da oltre un anno e mezzo deve continuamente adeguarsi a una situazione d’emergenza che muta. Per capire con che spirito il personale di cura sta affrontamdo la situazione, i colleghi di Ticinonews hanno interpellato Annette Biegger, responsabile dell’area infermieristica dell’EOC. “Ci stiamo avvicinando al secondo Natale che passiamo in presenza del Covid e questi due anni hanno lasciato un segno in tutti noi. Monitoriamo la situazione quotidianamente e siamo pronti ad affrontare un ulteriore incremento di ricoveri, se dovesse essere il caso”.
C’è una differenza rispetto a un anno fa? Se l’anno scorso c’erano più persone negli negli ospedali, vi trovate ora alla terza emergenza sanitaria nel giro di poco tempo.... è ancora più difficile?
“La situazione non è come l’anno scorso, quando avevamo qualche riserva in più. Ora dobbiamo fare attenzione a sostenere e tutelare i nostri collaboratori, assicurando condizioni di lavoro che non impattino ulteriormente sulla stanchezza e sul carico lavorativo. Ci sono conseguenze diverse rispetto a un anno fa, anche se il numero dei ricoveri è minore attualmente e per fortuna”.
Come mai c’è penuria di personale? Non siamo sufficiente attrezzati o molti hanno deciso di cambiare professione dopo le precedenti ondate?
“Sicuramente quella della penuria è una tematica che deve essere affrontata, indipendente della pandemia. In futuro avremo bisogno di più personale curante, proprio per l’evoluzione della popolazione, con più persone anziane e malattie croniche. Dobbiamo lavorare già adesso per evitare una penuria più grave in futuro. Per quello che riguarda la pandemia, la lunga duranta dell’emergenza ha creato stanchezza e anche una certa frustazione. È veramente intenso lavorare in questi reparti, senza pausa da due anni e con l’incertezza di un’altra ondata. Questo potrebbe aver provocato anche una stanchezza della professione. Ci sono collaboratori che non se la sentono più di lavorare in questo settore. Un peccato. Stiamo cercando di assicurare le condizioni di lavoro per i collaboratori e dobbiamo dare un occhio particolare in questa quinta ondata, speriamo l’ultima”.
In contropartita cosa si potrebbe “offrire” per evitare un cambio di percorso professionale?
“Una certa importanza hanno le condizioni di lavoro. Dall’altro dobbiamo renderci di quanto sono importanti gli infermieri e i medici per tutta la popolazione. È una professione completa, che riguarda relazione e aspetti scientifici. È una professione attrattiva, dobbiamo risollevare questi aspetti anche in situazione più dure e pesanti”.
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