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Ticino
"Lavorare al massimo 40 ore"
Redazione
12 anni fa
Secondo l'USS è giunto il momento storico opportuno per ridurre l'orario lavorativo e per promuovere il tempo parziale qualificato

Una risoluzione per sostenere il tempo parziale qualificato e per promuovere una riduzione generalizzata del lavoro sotto le 40 ore.

È quanto è stato approvato all'unanimità durante il corso del seminario dell'Unione sindacale svizzera (USS) tenutosi a Camignolo.

Per motivare le sue richieste, l'USS spiega che nell'ultimo secolo l'orario di lavoro è rimasto pressoché invariato nei paesi industrializzati, "malgrado gli enormi aumenti di produttività che hanno ridotto drasticamente l’energia umana per unità di prodotto."

"Nell’area dell’Unione Europea, gli straordinari aumenti di produttività sono andati in gran parte ai profitti ed alle rendite delle aziende, dato che la quota dei salari sul PIL è scesa drasticamente in tutti i paesi occidentali negli ultimi 20 anni" afferma l'USS.

Per cui, secondo l'Unione sindacale svizzera, una nuova distribuzione del tempo di lavoro si rende necessaria per giungere a una reale parità tra uomo e donna, concependo in maniera totalmente diversa la nostra società.

Per quanto riguarda il tempo parziale qualificato, l'USS afferma che "non deve essere confuso con il tempo parziale foriero di precarizzazione, legato cioè a forme atipiche di lavoro come il lavoro su chiamata, e la flessibilizzazione estrema del tempo di lavoro."

"Il tempo parziale qualificato consente una migliore conciliazione tra vita privata e vita professionale" spiega l'USS, "permette una migliore distribuzione del lavoro non remunerato fra donne e uomini e favorisce la parità tra i sessi."

La riduzione delle ore di lavoro, invece, "risponde in questo momento storico all’esigenza di poter disporre di più tempo" spiega l'USS. "Le accresciute pressioni della concorrenza, l’aumento della produttività e l’inasprimento dell’organizzazione del lavoro, si ripercuotono sulle condizioni di impiego e sulla qualità della vita."

L'USS invita infine tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 7 marzo a Berna per chiedere maggiori controlli della parità salariale e opporsi all’aumento dell’età pensionabile delle donne come previsto nella riforma 2020 (piano Berset): un primo passo verso un aumento generalizzato dell’età pensionabile e una riforma che privilegia il secondo pilastro accentuando le disparità tra la popolazione.

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