
Lavorare al massimo 40 ore a settimana. È la proposta lanciata ieri dall'Unione Sindacale Svizzera, che fa discutere, più che per il principio espresso, per il tempismo.
Buona idea, ma nel momento sbagliato, è infatti l'opinione unanime dei candidati al Consiglio di Stato da noi raggiunti. Difficilmente si era vista la politica ticinese andare così d'accordo su un tema, che scatena poi anche una divagazione sul tempo parziale e sugli attuali problemi del mercato del lavoro.
Francesco Maggi, candidato al Governo per i Verdi si chiede: "Adesso che le ditte sono costrette a diventare più competitive esce questa idea? Non siamo contrari di principio, ma ora è una provocazione. Il contesto globale in cui ci muoviamo è sbagliato, ci stiamo giocando la socialità. Ciò che bisogna domandarsi è se possiamo tollerare a lungo un sistema basato sui bilaterali. Andrebbero cambiate le regole del gioco."
E a quel punto, l'iniziativa dell'USS potrebbe entrare in considerazione? "Cambiare le regole significa per noi salari minimi e dignitosi, la gente deve poter lavorare ed anche arrivare alla fine del mese, in modo da garantire anche allo stato entrate stabili, altrimenti non si va da nessuna parte. Se parliamo di tempo parziale, è qualcosa verso cui spingiamo. L'amministrazione deve andare in quella direzione, perchè ritengo che sia meglio avere un'entrata fissa anche se non totale ed avere nel contempo del tempo libero per la famiglia e per attività accessorie, che ciascuno sceglierebbe come impiegare a dipendenza ovviamente del reddito."
Maggi fa il confronto con la Svizzera Interna. "Lì c'è più apertura verso il tempo parziale, qui si frena. A livello scolastico in Ticino si lavora al 100% o al 50%, mentre in Svizzera romanda si hanno percentuali anche del 40%, 45% o 60%. C'è più libertà in merito, non capisco perchè si impedisce qualcosa che in realtà viene richiesto. L'esempio, ripeto, dovrebbe venire dall'amministrazione."
Sul lavoro parziale dice la sua anche il candidato PS al Consiglio di Stato, e imprenditore, Henrik Bang. "Dipende molto dai settori a cui viene applicata. Nell'amministrazione può certamente essere una soluzione, anche se a volte un datore di lavoro non ha il tempo per spiegare le stesse questioni a un impiegato al mattino e a un altro il pomeriggio. Sarebbe applicabile nelle catene di produzione, nei lavori più semplici, dove però gli stipendi sono già bassi."
Tornando alla proposta dell'USS, per il candidato PS non è adatta al periodo. "La mia posizione è quella di un imprenditore etico: soprattutto in questo frangente e per delle aziende esportatrici la situazione è difficile e non è opportuno inserire misure come l'abbassamento delle ore di lavoro lasciando i salari invariati, creando così meno produttività. Dopo la botta subita dal franco forte, sarebbe un ulteriore colpo. I sindacati e le aziende devono mantenere i posti e dove non ci sono contratti collettivi bisogna garantire un salario giusto o anche un po' più alto, privilegiando la manodopera indigena. Il tutto sarebbe nell'ottica di una migliore redistribuzione."
Bang allarga il discorso all'economia in generale. "Nel mio mondo ideale, non esisterebbero i sindacati perché tutto funzionerebbe. Con una battuta, posso dire che i miei dipendenti non ne hanno bisogno perché stanno bene. Ci sono ancora imprenditori etici, che per esempio premiano gli apprendisti."
Il problema secondo Bang è legato alla distribuzione della ricchezza. "Ai tempi del boom economico degli anni '60 e '70, il 65% degli utili creati venivano dati in salari, ora solo il 40%. Si produce più valore ma la classe operaia è sotto pressione e sopra vi è invece una serie di super manager che guadagnano anche 20 milioni all'anno. I trecento svizzeri più ricchi lo sono sempre di più, dobbiamo ribellarci! Il mio messaggio è: assumete manodopera locale e date salari giusti!"
Giorgio Fonio, candidato PPD al Governo e sindacalista, si allinea con le opinioni degli altri. "Sono ovviamente favorevole all'idea, è una giusta rivendicazione. Da anni il mio sindacato si batte per ridurre l’orario lavorativo ed è bene lanciare una discussione su questo aspetto. Purtroppo non è forse il momento migliore, perché allo stato attuale i problemi con cui il mondo del lavoro si trova confrontato sono altri: tagli salariali, paghe lombarde, speculazione e dumping."
La riduzione dell’orario lavorativo è comunque importante anche in un'ottica di gestione familiare. "È una scelta di qualità vita. Recenti statistiche pubblicate da "Die Zeit" dicono che dove la gente lavora meno ore si produce meglio e questo a vantaggio dell'economia." La soluzione per risolvere la crisi attuale rimane comunque quella dei contratti collettivi. "In un momento come questo, in cui ci si deve confrontare con la crisi del franco forte, è sempre più importante il partenariato sociale e dunque l'unica vera misura nell'interesse di tutti è rafforzare i contratti collettivi, uno strumento di gestione del personale valido che permette peraltro di eliminare quegli speculatori che certamente non fanno bene all’economia."
Sul fronte Lega, il candidato al Consiglio di Stato Fabio Badasci vede l'idea di diminuire le ore di lavoro come una provocazione. "E adesso non abbiamo bisogno di provocazioni, ma di soluzioni. Non è il momento di chiedere una riduzione dell'orario, meglio dare lavoro ai ticinesi. Non è così che si aiuta la gente del posto, neppure per esempio assumendo due persone al 50%, perchè con i salari attuali dovrebbero cercarsi un altro lavoro per il tempo restante." Tante industrie faticano a rimanere nei costi, aggiunge. "Non è facendo fare meno ore senza abbassare i salari che le si aiuta. Al momento, siamo contrati all'idea dell'USS. In un altro periodo, si potrebbe approfondire, ma ora no."
Alex Farinelli dice la sua: "Lavorare di meno? Bellissima cosa!"
E poi scoppia a ridere... "Scherzi a parte, non è il momento. Abbiamo attorno degli stati in crisi e stiamo soffrendo con le esportazioni e con la valutazione dell'euro, chiedere di diminuire le ore vuol dire mettere ancor di più in difficoltà le aziende e non mi sembra il caso. In un periodo in cui tutto va bene ci si potrebbe pensare."
Farinelli pensa che l'USS, con questa uscita, mirasse ad altro. "È semplicemente una mia ipotesi, però dato che si parla di misure quali ridurre i salari loro hanno controbilanciato domandando meno ore." Non funziona neppure l'ipotesi di lavorare meno per lavorare tutti. "Far lavorare meno ore e assumere altra gente provoca altri costi. La proposta è decisamente intempestiva, e non capisco perchè siano usciti con questa sparata adesso. Oltre tutto, in passato si lavorava di più, perchè un agricoltore non rispettava certo le 40 ore e neppure una massaia, che era una professione ieri ancor più che oggi, abbiamo molto più tempo libero. Gli stessi che fanno queste richieste oltretutto vogliono asili nido perchè i genitori lavorano."
Il tempo da dedicare alla famiglia, maggiore probabilmente in caso di lavoro ridotto, è per il candidato PLR una questione di scelte personali. "Quando eravamo piccoli io e i miei fratelli, si viveva con lo stipendio di mio padre e la mamma stava a casa ad accudirci, e facevamo magari delle rinunce in altri campi. Non si può chiaramente ignorare che la società sia cambiata e che la donna studia e vuol far carriera, ma non per questo vanno diminuite le ore. Piuttosto, è una questione di flessibilità del lavoro, e di priorità di ognuno nello scegliere se dedicarsi di più alla famiglia o alla carriera."
PB
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