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Ticino
"L'auto è mia ma non so chi la guidava": assolto
Redazione
14 anni fa
Accolto il ricorso di un uomo condannato per infrazione grave alle norme della circolazione. Non è provabile che fosse lui alla guida

È una sentenza anomala, quella emessa dalla Corte di appello e di revisione penale del Canton Ticino, e pubblicata ieri, nei confronti di un uomo che la Pretura penale aveva ritenuto colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione. Non potendo dimostrare che alla guida della vettura colta in flagranza di eccesso di velocità da un radar fisso vi fosse effettivamente il titolare della stessa, il ricorso dell'uomo è stato accolto e, quindi, la sanzione annullata. Il fattoMa ripercorriamo la vicenda più nei dettagli. Il 20 aprile 2011 un radar fotografò una Vokswagen che viaggiava alla velocità di 76 km/h dove vige il limite di 50. Pertanto, il procuratore pubblico propose la condanna del titolare dell'auto a una pena pecuniaria di 2'200 franchi e alla multa di 500 franchi. L'opposizioneL'uomo, però, sollevò tempestiva opposizione, asserendo di non essere stato lui a guidare il mezzo. Il 27 ottobre 2011 il presidente della Pretura penale, statuendo sull'opposizione, confermò la pena del decreto d'accusa, riducendo però la durata del periodo di prova della sospensione condizionale da tre anni a due. L'appelloIl 9 novembre 2011 l'uomo annunciò di voler interporre un appello contro la sentenza, appello che fu dichiarato irricevibile in quanto il termine era scaduto il 7 novembre. Ma l'uomo non si arrese e ottenne giustizia dalla Corte dei reclami penali, che il 21 giugno 2012 annullò il decreto emanato dal presidente della Pretura penale e consentì all'uomo di presentare il suo appello, dato che il termine, in realtà, non era scaduto il 7 novembre. Il testimoneL'uomo, che chiedeva il proscioglimento da tutte le accuse, chiese pure l'audizione di un testimone, quale istanza probatoria. Il 13 settembre 2012 si tenne il pubblico dibattimento, durante il quale l'uomo continuò a negare di essere stato lui alla guida. Sta all'accusa accusareE la legge prevede che, qualora un'infrazione sia stata accertata ma il suo autore non sia stato identificato, l'autorità penale non possa limitarsi a presumere che il veicolo fosse guidato dal suo detentore e lasciare a questi l'onere di provare che il veicolo era guidato da un terzo. Un tale approccio, si legge nella sentenza, "violerebbe il principio secondo cui l'onere della prova grava interamente sull'accusa". Non poteva sapere chi guidavaNonostante l'uomo sia il detentore della Volkswagen fotografata, la Corte, composta dalla presidente Giovanna Roggero-Will e dai giudici Franco Lardelli e Damiano Stefani, ha ritenuto che gli atti non permettessero di dissipare ogni dubbio sul fatto che proprio lui fosse, nel momento dei fatti, alla guida della vettura. L'uomo ha infatti spiegato che quella vettura è aziendale e che durante il giorno si trova in un piazzale, aperta e con le chiavi nel cruscotto, insieme a numerose altre auto. Egli quel giorno stava lavorando all'edificazione di un muro, quindi non poteva sapere chi avesse effettivamente preso quell'auto. Una versione confermata dal testimone. Prosciolto, paga lo StatoLa Corte, in virtù del principio in dubio pro reo, ha quindi chiesto l'assoluzione dell'uomo, visto che il tenore delle sue dichiarazioni non può essere destituito di fondamento. L'appello è stato così accolto, l'uomo è stato prosciolto dalle accuse di infrazione grave alle norme della circolazione e le spese processuali sono finite a carico dello Stato.

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