
“Fino a qualche anno, ogni estate fa alcuni allevatori ci portavano da lavorare tra i 25'000 e i 30'000 franchi di latte caprino. Quest’anno i quantitativi arrivavano sì e no a 5’000”. A snocciolare le cifre ai microfoni di Ticinonews è Enrico Rezzonico, titolare della Fattoria del Faggio a Sonvico dove, da tradizione, viene lavorato il latte di capra di diversi allevatori. Un prodotto che in Ticino, solo nel 2023, è crollato del 30%. “Nel nostro piccolo, ultimamente, abbiamo perso all’incirca mezza tonnellata di merce al mese”, specifica. Sempre più allevatori, infatti, rinunciano a portare le capre sugli alpeggi preferendo la via del macello. Una perdita di prodotto ma anche di unicità, continua Enrico. “Penso, ad esempio, al famoso formaggio della Valle Maggia, prodotto per metà con latte caprino. Di questo passo è destinato a sparire”.
La proposta di Agrifutura: maggiori indennizzi
Una ricchezza la cui perdita per l’associazione Agrifutura, che ha incontrato la stampa a Bignasco, andrebbe riconosciuta in qualità di valore aggiunto per ogni capo predato. Di qui la proposta di un indennizzo più equo. “Secondo noi la base legale già esiste”, spiega il presidente Giovanni Berardi, “in quanto si parla di risarcimento commisurato al danno. L’idea, attraverso un fondo giuridico, è di aiutare gli allevatori ad impugnare le decisioni di indennizzo dei capi per ottenere anche il risarcimento del valore aggiunto ottenuto con la trasformazione del latte in latticini”. Un aiuto, certo, ma che non basterà a salvare il settore. “Viviamo sempre con il problema del lupo”, si sfoga Rezzonico. “Dobbiamo escogitare dei metodi per contenerlo”.
Collari GPS e coinvolgimento allevatori: le altre proposte
E le proposte sul tavolo di Agrifutura non mancano: collari GPS per monitorare gli spostamenti del lupo, estensione dei sistemi di allerta a tutto il Cantone e non a zone. Si pensa però anche a coinvolgere allevatori e cacciatori nella regolazione del grande predatore. “Questo naturalmente dovrebbe avvenire secondo regole ben precise”, specifica Berardi. “Ciò permetterebbe di avere una maggiore capillarità sul territorio ed eliminerebbe anche quel senso di frustrazione degli allevatori impossibilitati a difendere direttamente le loro greggi”.
“Faremo sentire la nostra voce a Berna”
Agrifutura insiste infatti anche molto sulla sofferenza psichica e la sicurezza degli allevatori. In questo caso, l’idea è di proporre un coaching per la gestione dei carichi psichici e di sensibilizzare sul rischio infortuni quando si cercano le carcasse. Proposte concrete, tante, per cui però serve anche la volontà politica, facciamo notare a Berardi, che risponde: “Sarà nostro compito farci sentire a livello federale facendo capire la particolarità e le problematiche del Ticino”.

