
Tre tele del Seicento, due di Gaspare Vanvitelli e una di Gaspar Dughet, trovate qualche settimana fa dai carabinieri in una cassetta di sicurezza nel caveau di una banca di Lugano. E non è il primo caso. Infatti, scrive oggi il Caffè, spesso l'arte rubata passa dai caveau ticinesi. Si pensi ad esempio alle dieci tele attribuite alla bottega del Procaccini trafugate dalla chiesa di Riva San Vitale, o al crocefisso in legno e ad altri oggetti del 1400-1500 rubati due anni fa a Brione Sopra Minusio da Guido Patelli, che domani comparirà alla sbarra per ricettazione nel tribunale di Erba.I tre dipinti trovati in un caveau a Lugano “hanno un valore complessivo di quasi 600mila franchi svizzeri, erano nascosti nel caveau di una banca luganese ed erano pronti per essere venduti – spiega il capitano dei carabinieri Andrea Ilari, comandante del Nucleo di tutela del patrimonio della Lombardia –. Le nostre indagini ci hanno portato fino al Canton Ticino e poi grazie alla magistratura svizzera abbiamo potuto accedere alla cassetta di sicurezza”. Cassetta che era stata aperta sotto falso nome da un ricettatore che si era spacciato per collezionista d'arte, seguito dalla polizia federale e in seguito arrestato dai carabinieri. "Negli ultimi tempi sono cresciuti i furti nelle chiese in Italia. Queste opere rubate finiscono direttamente in Ticino, o nei Grigioni, e da lì vengono poi smerciate in tutto il mondo”, osserva ancora il capitano."La Svizzera è usata come piattaforma per il commercio internazionale illegale di questi oggetti. Dopo la droga e le armi, il traffico di opere d’arte è il terzo in ordine di importanza", osserva invece Jean-Robert Gisler, docente universitario a Zurigo, archeologo ed esperto della polizia federale.
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