
La notte non ha portato solo la neve. Alla vigilia di questa 48esima edizione del World Economic Forum, Davos si è svegliata ancora una volta città blindata. Non che questo turbi gli animi degli abitanti della località grigionese, a passeggio per le strade come nulla fosse, zigzagando sui marciapiedi innevati fianco a fianco degli agenti di Polizia.
Il dispositivo messo in atto dalle autorità è imponente: si parla di migliaia di uomini fra militari e poliziotti. Lo spazio aereo attorno alla città rimarrà chiuso per un raggio di 46 chilometri.
In mezzo ai numeri snocciolati dalle autorità durante la conferenza stampa di questa mattina c’è però una domanda che tutti i giornalisti in sala vogliono fare. L’arrivo del presidente Donald Trump e le annunciate manifestazioni hanno rimescolato le carte e alzato il livello di guardia?
"L'arrivo di Donald Trump ha richiesto misure particolari. Dall'ultima partecipazione al WEF di un presidente statunitense, Bill Clinton nel 2000, le sfide sono più complesse. La Polizia collabora con le autorità federali e con i servizi segreti degli Usa da due settimane: tutto funziona a meraviglia", ha dichiarato in conferenza stampa il comandante della Polizia cantonale grigionese Walter Schlegel.
Più ci si avvicina alla sede del WEF più la presenza della polizia si intensifica. Il centro congressi è circondato dalle barriere. Sul tetto si scorgono due tiratori scelti. Sopra le nostre teste volteggia un grosso drone.
Gli occhi del mondo sono puntati su Davos. Gli esiti del WEF forniranno una chiave di lettura sull’economia mondiale del prossimo futuro. Eppure gli abitanti della cittadina sembrano non curanti della gravità del momento. Anzi, un ristorante con uno spiccato senso del marketing, prosaicamente ha aggiunto in carta un americanissimo "Trump Burger".
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