
L’archivio “clandestino” di Marina Masoni dovrà tornare a Palazzo entro la fine di giugno. Così ha deciso il Consiglio di Stato. Le 1235 scatole che riguardano la sua attività da ministra dal 1995 al 2007, prelevate con un camion quella notte di otto anni fa prima di lasciare il DFE – come raccontano i ben informati - dovranno essere restituite entro il 30 giugno prossimo.
Che l’archivio andasse riconsegnato lo aveva già stabilito lo scorso anno la Pretura di Bellinzona, intimando a Masoni la restituzione; definendo il possesso dei documenti in questione “clandestino ed equivoco”. In quel caso i legali dell’ex-Consigliera di Stato avevano promesso di impugnare la decisione. Ma alla fine, abbiamo appreso che nessun ricorso è giunto al Tribunale d’appello.
La sentenza nel frattempo è cresciuta in giudicato e così il Consiglio di Stato ha chiesto a Marina Masoni la restituzione dell’archivio. Pure in questo caso l’ex-Consigliera di Stato non ha interposto ricorso. Quindi i 1235 i faldoni custoditi presso il suo domicilio torneranno a Palazzo delle Orsoline entro i prossimi tre mesi. Fatta eccezione per i documenti personali, i biglietti di auguri, di felicitazioni e di ringraziamenti.
Ricordiamo che nel frattempo, per tutelarsi da eventuali futuri casi Masoni, il Consiglio di Stato, lo scorso gennaio ha voluto modificare il regolamento sull’organizzazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Indicando che quando un ministro lascerà la propria carica o assumerà la direzione di un nuovo Dipartimento dovrà trasmettere al proprio successore tutti i dossier di carattere politico o amministrativo.
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Christian Fini
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