
"Ciao a tutti, cerchiamo volontari che con una pala vengano a liberare le case dal fango". È da questo annuncio postato negli scorsi giorni sui social da Miro Patocchi che tutto è partito. Lui è un giovane di Lavizzara che ha deciso di chiamare all'appello chiunque volesse dare una mano perché, ci ha spiegato, "da solo con una pala e una carriola potevo fare poco".
"Casa mia non ha registrato danni e avendo una ditta che dispone di grossi mezzi domenica (il giorno dopo l'alluvione, ndr.) ci siamo attivati per iniziare a liberare le strade. Così mi sono reso conto che soprattutto i privati necessitavano di aiuto, perché tra le case era difficile pulire i detriti, il fango e il legname con i veicoli", ha detto.
"Non scorderò mai gli occhi che aveva"
Di quanto vissuto quella notte, Patocchi ricorda principalmente due aspetti. "Il primo risale a domenica mattina, quando sono rientrato dal torneo di Peccia. Ripenso agli occhi di un mio caro amico che guardava casa sua. In mezzo all'edificio c'era un fiume che scorreva. Aveva era uno sguardo che ricorderò per sempre. Ma ricordo anche che abbiamo iniziato a costruire una strada per arrivare al suo garage ed estrarre l'auto; si trovava sotto un metro di fango. Quando abbiamo costruito un tracciato di 100 metri, abbiamo preso la macchina e siamo riusciti ad avviarla, aveva un sorriso che mi ha dato un senso di sollievo. Così mi sono reso conto che in questo modo si potevano aiutare anche altre persone. Non potendolo fare da solo, però, ho lanciato il mio primo appello per cercare volontari e ha funzionato: giovedì eravamo in una quindicina, ieri anche".
"Sembra di essere in una zona di guerra"
Sul posto, intenti a lavorare a Sant'Antonio, incontriamo alcuni volontari. Tra loro un abitante di Gordevio. "Ci sono tante persone che vorrebbero venire a dare una mano, ma è difficile organizzarsi con le e-mail, il Municipio,... Tutti stanno comunque facendo un attimo lavoro, il Cantone in primis, ma non basta. Serve anche l'aiuto dei volontari, di chi vuole mettersi a disposizione in prima persona, perché qui sembra di essere in una zona di guerra. Bisogna mettere in sicurezza il più possibile e occorre farlo il prima possibile",
"Fa piangere il cuore vedere questo casino"
I volontari attivi sul posto, come detto, erano una quindicina. C'era anche Patrizio, residente a Maggia, che subito ci ha detto "ragazzi, che fatica. Se si guarda il lavoro che c'è da fare ci si abbatte, ma noi andiamo avanti e cerchiamo di fare il possibile". Il lavoro consiste nel liberare le case dal fango, dalle pietre e dalla sabbia. "Al Piano di Peccia abbiamo liberato un edificio che al primo piano aveva ancora un metro di terra, sassi e legna. Il piano terra è colmo di detriti, solo le camere al secondo piano si sono salvate". Lui ha deciso di dare una mano "perché sono valmaggese, ci tengo ed è giusto. È il minimo che si possa fare e vedere questo casino fa piangere il cuore".

